Facciamo la conoscenza di alcuni insetti (e loro parenti) legati al mondo acquatico, in particolare le specie che potrebbero finire in acquario «clandestinamente» e quelle che potremmo voler allevare in allestimenti dedicati.


Nel momento in cui mi appresto a scrivere questo articolo, il mio Betta splendens pattuglia i cespugli di Microsorum a caccia di Copepodi. Essendo un acquario senza filtro, lo zooplancton abbonda. Alcune chioccioline acquatiche strisciano placide sugli arredi.

Mi sembra quasi di osservare uno scorcio di natura.
Eppure manca qualcosa…
Se immergessi un retino in uno stagno della Thailandia, sicuramente pescherei una miriade di… Insetti !

«In via approssimativa e mettendo da parte lo sciovinismo vertebrato, possiamo dire che, in sostanza, tutti gli organismi sono insetti.»

Robert May (1988)

Libellule - insetti legati all'acqua
Gli specchi d’acqua naturali, anche alle nostre latitudini, possono presentare una diversità sorprendente di Insetti, con una densità di gran lunga superiore a quella dei pesci. Accanto a loro si possono trovare alcuni cugini, insidiosi per eventuali altri ospiti: i ragni acquatici.

Di seguito vedremo alcune specie tra quelle che più comunemente potrebbe capitare di ritrovarsi in acquario o in laghetto, giunti magari tramite elementi raccolti in natura, o con la riproduzione in vasche aperte.
Altre sono molto comuni negli ambienti naturali, e potrebbero essere una curiosa aggiunta all’acquario.

Se poi siete appassionati di animali con più di 4 zampe, alcuni di questi potranno diventare i protagonisti dei vostri piccoli allestimenti al posto di pesci e gamberetti!

Indice dei contenuti

Insetti

Quella degli Insetti è la classe di viventi con il maggior numero di specie: secondo i dati del 2003, su 1.9 milioni di specie viventi totali descritte, quasi un milione sono Insetti.
Quanto ad individui, si stima che sul nostro pianeta ve ne siano almeno 10 quintilioni (nove zeri in più rispetto a 10 miliardi)!

Tra i più antichi colonizzatori delle terre emerse, gli Insetti hanno saputo adattarsi a quasi tutti gli ambienti, anche quelli più estremi, e diverse specie hanno conquistato le acque dolci.

Il ciclo vitale degli insetti

Gli Insetti crescono compiendo delle mute, come i Crostacei, perché il loro corpo è avvolto in un esoscheletro di chitina. Continuano a compiere mute finché non raggiungono l’età adulta, che porta con sé notevoli trasformazioni: nel caso degli Insetti «a metamorfosi completa» queste sono drastiche, mentre nel caso di quelli «a metamorfosi incompleta» le trasformazioni sono graduali.

Gli Insetti «a metamorfosi completa», come le farfalle, nascono dall’uovo in forma di larva (il bruco), crescono compiendo diverse mute e, una volta maturate, si trasformano in pupa (la crisalide). Qui i tessuti si riorganizzano, diversi organi vengono distrutti e ne verranno formati di nuovi, e si ha la nascita di un insetto adulto riproduttivo.

Ciclo vitale di una farfalla
Ciclo vitale di una farfalla (1 uovo; 2 larva; 3 pupa o crisalide; 4 imago o adulto) [Autore: Bugboy52.40 – Fonte: Wikipedia]

Quelli «a metamorfosi incompleta», come nel caso della locusta, nascono come copie in miniatura degli adulti. L’impostazione anatomica è già quella definitiva, ma devono ancora svilupparsi le ali e i genitali. Questi insetti affronteranno diverse mute e si chiameranno dapprima neanidi, poi ninfe (quando cominciano a sviluppare gli abbozzi delle ali), infine compieranno una muta per raggiungere lo stadio adulto, saltando lo stadio di pupa.

Ciclo vitale di una locusta
Ciclo vitale di una locusta successivamente alla schiusa (1, 2, 3 neanide; 4, 5 ninfa; 6 imago o adulto) [Autore: R. E. Snodgrass – Fonte: Wikipedia]

Insetti sopra e sotto l’acqua: sì, ma come respira un insetto?

Nell’immagine seguente si osserva il caso generale:

Anatomia interna degli insetti
Rappresentazione semplificata dell’anatomia interna di un insetto, con l’apparato respiratorio in blu [Fonte: «Concepts of biology – 1st canadian edition» (Molnar)]

Diversi segmenti del torace e dell’addome presentano ciascuno un paio di «narici» laterali, dette spiracoli o stigmi.
Da queste narici si diparte un sistema di trachee, ramificate a loro volta in tracheole, che portano direttamente l’ossigeno a tutto il corpo per diffusione nei tessuti.

Negli Insetti, infatti, il sistema circolatorio non serve al trasporto di ossigeno, quindi non contiene emoglobina. Un unico vaso, che funge anche da cuore, mantiene il flusso del sangue (emolinfa), libero di circolare per il corpo.

L’insetto inspira ed espira distendendo e comprimendo l’addome.

Questo schema di base può subire delle variazioni: nel caso di insetti completamente acquatici, ad esempio, la respirazione della larva avviene tramite delle branchie.
Le branchie sono espansioni del tegumento e si dividono in:

  • tracheobranchie, situate in varie regioni del corpo e attraversate da una fitta rete di tracheole
  • branchie spiracolari, cioè estroflessioni degli spiracoli, attraversate anch’esse da tracheole
  • branchie sanguigne, in cui, come nei pesci, è il sangue a trasportare l’ossigeno.

Ora che ne sappiamo un po’ di più sul loro funzionamento, sia pronti per conoscere questi insoliti ospiti.
Li ho suddivisi in base agli ordini di appartenenza e gli habitat frequentati.

Rincoti: pattinatori, parassiti e angeli della morte… che covano le uova

Il primo ordine, quello dei Rincoti, o Emitteri, presenta più di 50.000 specie adattate a condizioni di vita diverse. Esse hanno molti punti in comune, come un ciclo vitale a metamorfosi incompleta, con giovani simili agli adulti.

La loro caratteristica più evidente è un lungo apparato boccale a rostro, dal greco rhynchos. Con il rostro perforano la vittima, che sia una pianta o un animale, e ne suggono i fluidi vitali dopo avervi iniettato un cocktail di enzimi digestivi.
Ricordatevelo, la prossima volta che bevete un succo di frutta!

I Rincoti si distinguono in due sottordini: gli Omotteri, con ali di forma simile (es. la cicala), e gli Eterotteri, con le ali anteriori più coriacee (es. la cimice).
A questo secondo sottordine appartengono le famiglie acquatiche e acquaiole che andremo ad esaminare, partendo con gli abitatori della superficie e culminando con i veri e propri «mostri» che riposano sul fondo degli stagni.
Lo stesso schema sarà adottato quando parleremo dei Coleotteri.

La superficie dell’acqua è il punto d’incontro tra due mondi.
Come in ogni film di fantascienza che si rispetti, vi si presenta un cocktail di creature dall’aspetto e dalle esigenze molto diverse: le une che dipendono dal mondo di sopra, le altre legate al mondo di sotto.

Sopra lo specchio pullulano quelle specie che riescono a spostarsi leggere sull’acqua, sfruttandone la tensione superficiale. Le più emblematiche appartengono sicuramente alla famiglia dei Gerridi.

Gerride - insetti pattinatori
Gerride [pubblico dominio]

I Gerridi hanno lunghe zampe mediane e posteriori, con cui pattinano leggiadri e rapidi su acque stagnanti ma anche in movimento, a patto che non vi sia turbolenza.
Spesso si trovano in aggregazioni… ma no, non formano colonie con una regina come nel film «The Tuxedo»!

L’alimentazione è costituita in larga parte da altri insetti caduti in acqua. La loro azione predatoria si fa sentire anche nel «mondo di sotto». Possono infatti catturare le larve di zanzara, di cui parleremo in seguito.

I Gerridi producono, anche all’interno della stessa specie (come nel caso di Aquarius paludum), forme dotate di ali più o meno lunghe (in gergo, macrottere), e forme prive di ali o con ali atrofizzate (attere o brachittere). Le prime sono adatte ad ambienti effimeri come pozze che si prosciugano, le seconde a raccolte stabili.

L’allevamento in acquario è possibile, purché si fornisca sufficiente spazio per muoversi in superficie e qualche punto d’appiglio emerso, ad esempio piante galleggianti.
Sebbene, come abbiamo detto, si trovino spesso in gran numero dove le risorse alimentari sono abbondanti, in realtà questi insetti difendono dei territori personali e non fanno molta distinzione tra una normale preda e un membro della loro specie.
Di conseguenza, in vasche piccole il cannibalismo è assicurato.

Le uova sono deposte in ammassi gelatinosi su appigli sommersi; ne nasceranno delle neanidi, ovvero adulti in miniatura.

Hydrometra stagnorum, un loro parente abbastanza stretto, ne condivide le esigenze di base. L’aspetto è simile, ma tutte e tre le paia di zampe sono allungate e non vengono usate per pattinare, quanto per camminare sulla superficie.

Hydrometra stagnorum - questi insetti camminano sull'acqua
Hydrometra stagnorum [Autore: Christian Fischer – Fonte: Wikipedia]

Sorprendentemente, però, queste zampe possono essere usate per compiere salti come reazione di difesa.
La loro maggiore lentezza si riflette sulle preferenze alimentari: prede ferite o morte, seguite dalle larve di zanzara.
La forma più comune è quella priva di ali; più raramente può sviluppare ali funzionali.

Più frequentemente, ci sarà capitato di incontrare minuscoli insetti parassiti delle piante galleggianti. Si tratta degli Afidi, i pidocchi delle piante.

Afidi - insetti parassiti
Afidi [Foto di HCanon]

I loro movimenti sull’acqua sono goffi, e spesso finiscono vittima dei pesci.
Personalmente, li ho usati come cibo per i killifish.
«Ma allora come ci sono finiti sulle galleggianti?»

Afidi - insetti parassiti
Afidi su uno stelo di Ceratophyllum [Foto di HCanon]

Abbiamo visto che nei Rincoti possono essere presenti forme alate e forme attere. Questo è vero anche per gli Afidi, che le alternano in base alle condizioni ambientali.
Le femmine attere partoriscono neanidi già formate, senza bisogno di fecondazione (partenogenesi), e sono quindi altamente infestanti.

Quando le condizioni peggiorano, per il clima o perché la colonia è troppo numerosa, vengono prodotti individui alati, a cui è affidato il compito di conquistare nuovi territori.
Come se non bastasse, all’arrivo della stagione fredda gli Afidi depongono uova resistenti, prima di morire.

La specie Rhopalosiphum nymphaeae, come si può intuire dal nome, è particolarmente attratta dai nostri amati laghetti. L’alternanza di generazioni prevede due diversi ospiti: un albero, spesso del genere Prunus (susini, albicocchi, peschi…), nella stagione fredda, e una pianta palustre o galleggiante nella stagione calda, con picchi d’infestazione in tarda estate.

Sembra che la barriera dell’acqua non sia sufficiente a fermarli, infatti la peluria del corpo riesce a trattenere uno strato d’aria che permette loro di immergersi.
Questi ospiti indesiderati possono essere molto pericolosi per le piante, non solo per la loro azione diretta e massiccia, ma anche in quanto vettori di virus.

Notonecta glauca vive in superficie come i suoi parenti, ma con una curiosa variazione sul tema. Per lei il mondo è al rovescio: l’acqua è sopra e l’aria sotto.

Notonecta glauca - per questi insetti il mondo è al rovescio
Notonecta glauca [Autore: E. van Herk – Fonte: Wikimedia Commons]

Questa anticonformista possiede due potenti zampe posteriori a forma di pagaia, con cui “rema” appena sotto l’acqua. Le zampe anteriori e mediane sono più corte, ma forti abbastanza per catturare piccoli insetti, come le larve di zanzara che ne condividono l’habitat.

Il suo esoscheletro è rivestito da uno strato d’aria, intrappolata dalla pubescenza del corpo: uno strato superidrofobico che la mantiene sempre asciutta.
Raggiunge dimensioni attorno a 1,5 cm: abbastanza piccole per essere predate da pesci e anfibi, abbastanza grandi per poter attaccare pesci molto piccoli.
Le uova sono deposte in gruppetti all’interno di piante acquatiche.

Simili ai Notonecta, è possibile imbattersi nei membri della famiglia dei Corixidi.
Alcuni sono sempre predatori, ma la maggior parte si nutre a spese di piante o alghe: è il caso dei Corixa punctata. A differenza dei Notonecta, con cui condividono gli arti a forma di remo, questi gondolieri sostano ancorati alla vegetazione, con il dorso rivolto verso l’alto.

Corixa punctata - questi insetti si ancorano alla vegetazione
Corixa punctata [Autore: Piet Spaans – Fonte: Wikimedia Commons]

La caratteristica più sorprendente, per insetti così piccoli (tra 0,3 e 1,5 cm) è il suono prodotto dai maschi per attirare le femmine: un trillo ritmico che ricorda il gracidìo di alcune rane!
Una volta accoppiatesi, depongono le uova su vari substrati, generalmente piante, rocce e legni.

Comparabili per dimensioni sono i Naucoridi.

Naucoridae Ilyocoris cimicoides
Naucoridae Ilyocoris cimicoides [Autore: Dick Belgers – Fonte: Wikipedia]

Cimici dal corpo tozzo e appiattito, tondeggiante, anch’esse hanno adattamenti per il nuoto. Come i Corixidi, sono dei veri e propri subacquei: intrappolano aria sotto le ali, e ciò gli permette un’immersione prolungata.
Le zampe anteriori sono raptatorie: come due falci della morte si abbattono sulla preda, e la stringono portandola verso il rostro.
La deposizione delle uova avviene a file nei fusti delle piante acquatiche, che vengono incisi.

I Naucoridi, per i loro adattamenti predatori, non hanno nulla da invidiare ai loro parenti più grandi… i veri mostri di questo raggruppamento! I rappresentanti di questa categoria sono le cimici d’acqua delle famiglie Nepidae e Belostomatidae.
Essi sono tipici predatori d’agguato, che passano il tempo nascosti tra la vegetazione o nel limo sul fondo delle pozze. Quando la preda incauta si avvicina, viene ghermita in una presa d’acciaio con gli arti raptatori.
La puntura che ne consegue è dolorosa anche per l’uomo.

Questi insetti sono snorkeler del regno animale. Due strutture all’apice dell’addome si uniscono in un sifone respiratorio, appena accennato nei Belostomatidi e, di contro, molto allungato nei Nepidi, tanto da ispirare il nome comune di «scorpioni d’acqua».
I Belostomatidi, che presentano maggiori adattamenti al nuoto, annoverano veri mostri di grandi dimensioni, fino a 10 cm.

Belostomatidae Lethocerus oculatus - questi insetto raggiungono i 10 centimetri
Belostomatidae Lethocerus oculatus dal Madagascar [Autore: Frank Vassen – Fonte: Wikimedia Commons]

In Italia le cimici d’acqua giganti non sono presenti, se non con qualche segnalazione di Lethocerus patruelis, che giunge forse occasionalmente dall’Europa dell’est con i nostri mezzi di trasporto.

Siamo più fortunati con i Nepidi, di dimensioni più contenute (attorno ai 3 cm), di cui non è difficile rinvenire le specie Nepa cinerea e Ranatra linearis.

Nepa Cinerea - questi insetti possono vivere in acquario
Nepa Cinerea allevata dall’autore [Foto di Alex_N]
Ranatra linearis - questi insetti possono vivere in acquario
Ranatra linearis [Autore: Mejdlowiki – Fonte: Wikipedia]
 

Esse prediligono acque stagnanti ricche di vegetazione, e possono essere mantenute in acquari con una colonna d’acqua ridotta, che permetta loro di fendere la superficie col sottile sifone respiratorio.
Possono produrre suoni, sfregando i femori contro il corpo, per comunicare tra loro.

Si alimentano facilmente con insetti vivi, come le blatte e i grilli, o con larve di Chironomus surgelate, a patto che vengano agitate con una pinzetta finché l’insetto non li infilza col rostro. Anche i lombrichi sono ottimi. Non disdegnano assolutamente gli avannotti e i girini, ma l’offerta di vertebrati nella dieta, con eventuali implicazioni etiche, non è necessaria.

Le uova dei Nepidi vengono deposte all’interno di piante acquatiche. Se ne raccogliete in natura, potreste facilmente trovarvi in acquario dei piccoli scorpioni d’acqua, tutt’altro che «fish-safe».

In alcuni Belostomatidi, invece, la femmina depone sul dorso del maschio, che sorveglierà il “nido” fino alla schiusa.

Belostomatidae Abedus indentatus - questi insetti portano le uova sul dorso
Belostomatidae Abedus indentatus maschio con uova [Autore: noisecollusion – Fonte: Flickr]

Per chi volesse allevarli, ricordo che, come la maggior parte degli Insetti, anche loro sono dotati di ali e vanno tassativamente tenuti in acquari chiusi, pena fughe nel cuore della notte.

Coleotteri: un esercito in armatura

«Beh, se [il Creatore] esiste, ha una smodata predilezione per i Coleotteri.»

J.B. Haldane

La frase, attribuita al biologo evoluzionista J.B. Haldane, ci fa ben capire come questo ordine sia anche il gruppo animale più biodiverso.
Con oltre 400.000 specie, i Coleotteri hanno occupato tutte le nicchie.

A questo gruppo appartengono la coccinella, il tarlo, il cervo volante, il punteruolo rosso e lo scarabeo sacro.
Cosa li accomuna? Tutti i segmenti del corpo, così come il primo paio di ali (dette elitre), formano una corazza di chitina davvero spessa, una difesa contro i predatori spesso unita a colori sgargianti, indicatori di tossicità.
L’apparato boccale è di tipo masticatore.

I Coleotteri sono a metamorfosi completa, dunque hanno larve molto diverse dagli adulti. Tutti i rappresentanti di questa rassegna hanno larve completamente acquatiche, che respirano tramite tracheobranchie.
Gli adulti, al contrario, non potrebbero sopravvivere senza una scorta d’aria, accumulata sotto le elitre.

Sul pelo dell’acqua, negli stagni, è possibile incontrare vaste aggregazioni di Girinidi, come Gyrinus natator, piccoli (6 mm) e nerastri.

Gyrinus natator - questi insetti si muovono in cerchio per difesa
Gyrinus natator [pubblico dominio]

Questi insetti galleggiano e, se disturbati, si muovono rapidi in cerchio, minuscole moto d’acqua, per disorientare il predatore. A ciò può essere associata l’emissione di una sostanza repellente, la gyrinaldeide, e può seguire una rocambolesca fuga sott’acqua.

Gli occhi, divisi ciascuno in due parti, gli permettono di vedere contemporaneamente sopra e sotto la superficie! Ciò, unito ad un organo che permette loro di percepire le minime vibrazioni della superficie, li rende molto efficienti nella localizzazione di potenziali minacce e delle prede: tra queste, soprattutto altri insetti galleggianti.

Le uova vengono attaccate alla vegetazione sommersa.
Dopo tre stadi larvali, avviene la trasformazione in pupa nel fango umido della riva, condizione che, in caso di allevamento, va ricreata in acquaterrario dedicato.

Larva di Girinide
Larva di Girinide [Autore: Erin Hayes-Pontius – Fonte: Wikipedia]

Di aspetto vagamente simile sono gli Idrofilidi. Le larve sono carnivore come quelle dei Girinidi, ma gli adulti generalmente sono vegetariani.
La specie europea più grande, con i suoi 5 cm di lunghezza, è Hydrophilus piceus, un onnivoro con predilezione per la materia vegetale.

Hydrophilus piceus - insetti onnivori
Hydrophilus piceus [Autore: Nick Goodrum – Fonte: Wikimedia Commons]

Le larve, lunghe fino a 7 cm, si nutrono delle chiocciole Lymnaea spp., perforandone la conchiglia.
Come per i Girinidi, si impupa nel fango della riva.

Curiosa è la deposizione delle uova: si ha la costruzione di un bozzolo di seta galleggiante, con un lungo tubicino che vi sporge. Nel caso il bozzolo venisse a trovarsi sotto il livello dell’acqua, questa struttura gli consentirebbe di comunicare con la superficie, entro certi limiti.

Ciclo vitale di un Idrophilidae
Ciclo vitale di un Idrophilidae [pubblico dominio]

Altri Coleotteri acquatici, di dimensioni molto contenute e pacifici verso altri animali, sono i Driopidi, gli Elmidi, gli Idrenidi e gli Eloforidi.

Elmidae Normandia nitens - insetti pascolatori
Elmidae Normandia nitens [Autore: Udo Schmidt – Fonte: Wikipedia]

Pascolatori, in acquario la loro presenza è possibile, ma rara.
L’esoscheletro altamente chitinizzato può fornir loro protezione dagli attacchi dei pesci. Camminano placidi sugli arredi, sott’acqua, ma hanno bisogno di accedere alla superficie per respirare.
Potrebbero essere compatibili con molti animali algivori e detritivori, fintanto che non vi sia troppa competizione.

Se questi ultimi sono «dr. Jekyll», i Ditiscidi sono «mr. Hyde».
Ne esistono numerose specie, a cui ci si riferisce comunemente col nome di ditisco. «Il ditisco», forse Dytiscus latissimus, ha avuto modo di affascinare Konrad Lorenz, che ne scrive nel suo «L’Anello di Re Salomone».

Dytiscus marginalis - Konrad Lorenz era rimasto molto affascinato da questi insetti
Dytiscus marginalis [Autore: Udo Schmidt – Fonte: Wikipedia]

Questa «tigre degli stagni» ha un’anatomia estremamente idrodinamica, e un paio di zampe posteriori carenate e bordate con due linee di peli a pettine, adatte alla propulsione.
Il ditisco nuota rapido ed elegante, per soddisfare il suo appetito insaziabile, a base di Artropodi e Molluschi.
La riserva d’aria gli permette un’autonomia di 10–15 minuti: da questo espediente deriva il nome del genere (dytes è la parola greca per «palombaro»).

Larva di ditisco
Larva di ditisco [Autore: Gilles San Martin – fonte: Wikipedia]

La larva ha potenti mandibole velenifere incurvate, con le quali non esita ad attaccare animali più grandi.
La sua voracità non risparmia nessuno: è proprio il ditisco il peggior nemico di se stesso! Nelle raccolte d’acqua effimera, le larve si divoreranno a vicenda finché non resterà solo quella più adatta.

Per la metamorfosi in coleottero adulto è necessaria una zona emersa, con terreno umido. In natura, gli habitat possono prosciugarsi e, per questo, l’unico sopravvissuto nella gara alla sopravvivenza volerà via alla ricerca di nuovi habitat e di un partner.

Dopo l’accoppiamento, la femmina incide gli steli di piante acquatiche e vi depone le uova.
La larva di Dytiscus raggiunge in media i 6 cm, l’adulto raggiunge o supera di poco i 3 cm.

Simili ma diversi: il buono, il brutto e il cattivo

Passiamo in rassegna tre ordini di Insetti le cui ninfe acquatiche vengono spesso confuse tra loro. Ritrovarsele in acquario, magari con Caridina o Microrasbora, può scatenare il panico più totale, perché «il cattivo» del fantomatico trio non è proprio un tipo che scherza.

Ma partiamo dal «buono»: il suo nome comune, effimera, dice tutto.

Adulto di effimera - questi insetti hanno una vita adulta brevissima
Adulto di effimera [Foto di Alex_N]

Gli Efemerotteri sono insetti completamente innocui per gli altri animali.
Le ninfe, con evidenti tracheobranchie, si nutrono di detrito.
Adattate spesso ad ambienti con forte corrente, presentano numerose strutture che, come i chiodi degli alpinisti, permettono loro di ancorarsi a rocce e piante.
Tre lunghi cerci, organi sensoriali come le antenne, si dipartono dall’apice dell’addome.

Ninfa di effimera Rhithrogena sp.
Ninfa di effimera Rhithrogena sp. [Autore: Dave Huth – Fonte: Wikimedia Commons]

Le «mosche di maggio», come vengono anche chiamate, possono vivere diversi mesi, anche alcuni anni nella loro forma giovanile… eppure una volta adulte le effimere hanno una vita molto breve, di uno o pochi giorni. Questo perché sono molto efficaci nella riproduzione: in sincrono, nugoli di effimere si accoppiano corteggiandosi in volo, depongono le uova in acqua e muoiono stremate.
Non possono sfuggire al loro destino, perché hanno perso l’apparato boccale con l’ultima muta.

A proposito di mute: gli Efemerotteri sono gli unici insetti che compiono ancora una muta, qualche tempo dopo aver sviluppato le ali! È una caratteristica che si è persa nella linea evolutiva.

Piuttosto simili sono le ninfe dei Plecotteri, i «brutti» del trio, che si distinguono facilmente per le presenza di soli due cerci laterali.

Ninfa di Plecottero Isoperla slossonae
Ninfa di Plecottero Isoperla slossonae [Autore: R. E. DeWalt – Fonte: Wikimedia Commons]

I Plecotteri, per certi versi, sono assimilabili agli Efemerotteri per esigenze e ciclo vitale. Spesso infatti l’apparato boccale degli adulti, piuttosto anonimi, è ridotto o assente. Le ninfe compiono da 12 a 36 mute, con un ciclo vitale che può superare i 4 anni.
Le famiglie Perlidae e Perlodidae presentano ninfe predatrici di invertebrati, negli ultimi stadi di crescita.

Pleocottero adulto - il ciclo di vita di questi insetti può superare i 4 anni
Pleocottero adulto [Autore: gailhampshire – Fonte: Flickr]

La maggior parte dei Plecotteri richiede basse temperature e acqua ben ossigenata: spesso vivono ad alta quota.

Chiude il capitolo il «cattivo» della storia: la ninfa di libellula, ordine Odonati. Anche di questo mostro parla Konrad Lorenz nella sua opera già citata in precedenza.
La ninfa presenta dei filamenti branchiali che si dipartono dall’ultimo segmento dell’addome, e questo può generare confusione, perché ricordano nella forma tre cerci. In alcune famiglie, essi sono molto ridotti, e l’identificazione è più facile.

Ninfa di libellula del sottordine Anisotteri, Crocothemis sp. - insetti predatori
Ninfa di libellula del sottordine Anisotteri, Crocothemis sp. [Foto di Letizia]

Anch’essa, come quelle di effimera di cui è il predatore naturale, possiede tracheobranchie ed è quindi sensibile alla qualità dell’acqua.
La sua caratteristica distintiva, che la rende degna della saga cinematografica «Alien», è il suo organo di cattura della preda: il labbro inferiore, infatti, è trasformato in un vero e proprio braccio artigliato, che scatta afferrando la preda in una frazione di secondo!

Questi insetti che cacciano in agguato, perfettamente mimetizzati, sono così in grado di sopraffare qualsiasi organismo acquatico di dimensioni comparabili, cominciando a divorarlo prima che questi riesca a realizzare cosa gli sta capitando.
E, come è spesso la prassi tra gli insetti predatori, nemmeno i fratelli sono al sicuro.

Per controbilanciare la scena da film dell’orrore, potreste trovare molto buffo il loro modo di muoversi. Le zampe della ninfa di libellula non sono adatte allo scatto, e quindi l’evoluzione ha premiato una strategia alternativa: propulsione jet. La giovane libellula espelle un potente getto d’acqua dal retto, dove sono situate le branchie.

Ninfa di libellula del sottordine Zigotteri
Ninfa di libellula del sottordine Zigotteri [Foto di Letizia]

A seconda della specie, le ninfe di libellula possono impiegare da un paio di mesi fino a 5 anni prima di raggiungere la maturità.
Anche gli adulti sono predatori: cacciano in volo mosche ed altri insetti volanti, con una precisione straordinaria grazie agli ampi occhi composti.
Si pensa possano avere una visione stereoscopica, già dimostrata nelle mantidi, che permetta loro di calcolare la distanza della preda con un margine d’errore molto ridotto.

I maschi spesso sono colorati di blu: come molti altri animali che adottano le stesse tinte, difendono il proprio territorio, sulla riva di un corso d’acqua.
Qui corteggeranno la femmina, che deporrà le uova attaccate oppure incidendo gli steli di piante acquatiche, sotto il livello dell’acqua.

Giunti all’età adulta, questi insetti avranno bisogno di un appiglio, come uno stelo di papiro o un rametto, che permetta loro di compiere l’ultima muta fuori dall’acqua. Se allevati, dovranno quindi necessariamente essere lasciati liberi, nell’ambiente d’origine.

Effimera nell'acquario di Letizia
Effimera nell’acquario di Letizia

Il decoratore: una farfalla sott’acqua?

Un ordine particolare di insetti simili a piccole falene è quello dei Tricotteriali pelose»), presenti con diverse specie in torrenti, laghi, fiumi come anche stagni e paludi.
Le larve, simili a bruchi, sono detritivore o, in certi casi, predatrici di invertebrati.
Esse si nascondono dai predatori costruendosi una corazza di ciottoli, conchiglie e particelle varie.

Larva di Tricottero Sericostoma sp. - questi insetti si costruiscono una corazza per difesa
Larva di Tricottero Sericostoma sp. nel suo bozzolo [Autore: Wlodzimierz – Fonte: Wikipedia]

I cosiddetti astucci sono tenuti assieme da una colla prodotta dalla larva.
È possibile allevarli in acquario, in acque ossigenate secondo l’esigenza delle varie specie, tanto che alcuni gioiellieri se ne sono serviti mantenendo le larve su un substrato di laminette d’oro e pietre preziose.

Una volta giunto il momento della metamorfosi, il bozzolo viene cementato e la larva si trasforma in pupa. La farfallina che ne emerge trascorre i suoi primi istanti a nuotare verso la superficie, quindi si invola.
Gli adulti non si nutrono, se non in certi casi, di liquidi zuccherini come le farfalle, di cui sono i “parenti poveri”.

Piccoli, sporchi, fastidiosi ma… gustosi: i Ditteri

I Ditteri, gli insetti con due sole ali, costituiscono uno dei gruppi principali di Insetti, con circa 125.000 specie descritte.
Il loro ronzio ci accompagna nelle giornate calde: parliamo di mosche, zanzare e loro parenti.
A proposito di zanzare o Culicidi, non è un mistero che le loro larve si sviluppino nelle raccolte d’acqua stagnante.

Come gli scorpioni d’acqua, anche loro hanno evoluto un sifone respiratorio, che le obbliga a rimanere il più possibile in superficie, quasi immobili nella loro attività preferita: divorare i microorganismi che abbondano nelle pozze con materia organica in decomposizione.

Larva di zanzara Culex sp.
Larva di zanzara Culex sp. [Foto di Letizia]

È per questo che diventano facile preda di pattinatori ed altri Insetti di superficie. È sempre questo che ha portato molti pesci micropredatori, vista l’abbondanza di zanzare alle latitudini equatoriali, ad evolvere una bocca rivolta verso l’alto, adatta a catturarle sotto il pelo dell’acqua.

Assomigliano molto alle zanzare i Chironomidi. Tanto per numero di specie (circa 15.000, delle quali 400 presenti in Italia), quanto per abbondanza di individui, non esiste una famiglia di Insetti più rappresentata negli ambienti d’acqua dolce.

Totalmente innocui per noi, visto che gli adulti o non si alimentano o si nutrono solo di sostanze zuccherine come il nettare, i loro membri più famosi appartengono al genere Chironomus. Assieme a quelle delle zanzare, le loro larve costituiscono l’alimento d’elezione per molti pesci di acque ferme, come gli Anabantidi e i Nothobranchidi.

Chironomus zealandicus - questi insetti rappresentano l'elemento d'elezione per molti pesci
Chironomus zealandicus [Autore: George Vernon Hudson, «An elementary manual of New Zealand entomology» 1892 – Fonte: Wikimedia Commons]

A differenza dei Culicidi, i Chironomidi respirano attraverso tracheobranchie, vivendo sul fondale, a volte in gallerie.
I Chironomus del complesso thummi adorano acque con carico organico elevato, spesso molto povere d’ossigeno, e proprio per questo motivo hanno un colore rosso sangue. Il colore è dato infatti da una proteina analoga all’emoglobina, che facilita la cattura e il trasporto di ossigeno.
Altre specie di Chironomidi vivono in acque a scorrimento più rapido, e mancano di pigmenti respiratori.

Nelle acque con forti correnti è possibile incontrare i Simuliidi, minute moschette le cui larve filtratrici rimangono adese alle rocce. Per farlo si servono di speciali uncini sull’apice dell’addome, nonché di un fluido colloso. Lo stesso fluido è utilizzato per spostarsi verso valle senza andare alla deriva nella corrente; in pratica le larve si fabbricano una fune di sicurezza.

Larva di Simuliide
Larva di Simuliide [Autore: Erin Hayes-Pontius – Fonte: Wikipedia]

Chi ne trovasse in natura e fosse colto dall’idea di portarsene qualcuna a casa, per riprodurre un biotopo di torrente, è avvisato: le femmine sono ematofaghe, come quelle di zanzara! Il motivo è sempre lo stesso: l’esigenza di ferro per la maturazione delle uova.

Torniamo a condizioni molto meno turbolente. Nelle stesse acque altamente contaminate in cui proliferano i Chironomus rossi, è facile trovare larve che sembrano dei bruchi con una lunga coda.

Larva di Eristalis sp.
Larva di Eristalis sp. [Autore: Bj.schoenmakers – Fonte: Wikipedia]

Le cosiddette «larve a coda di topo» sono le forme giovanili dei Sirfidi delle tribù Eristalini e Sericomyiini, le grosse «mosche ape» che visitano i fiori in periodo estivo.
La coda, come potreste avere intuito, è un sifone respiratorio molto allungato e flessibile.
Queste larve si nutrono di materia organica in decomposizione, e sono indicatori di infima qualità dell’acqua, siccome vivono con minime concentrazioni di ossigeno disciolto.
Eristalis tenax, la specie più comune, adora fogne e pozzi neri.

Femmina di Eristalis tenax - questi insetti si nutrono di materia organica in decomposizione
Femmina di Eristalis tenax [Autore: Charles J. Sharp – Fonte: Wikipedia]

Se ne trovate in acquario o in laghetto, beh… è tempo di dedicarsi a un nuovo hobby…

Ippica
…darsi all’ippica!! [pubblico dominio]

Entognati

Chi salta sull’acqua: i Collemboli

I Collemboli non sono propriamente Insetti, ma un gruppo strettamente imparentato agli Insetti più primitivi.
Sono fortemente legati ad ambienti umidi, e alcune specie vivono sulla superficie dell’acqua.

Sminthurides aquaticus
Sminthurides aquaticus [Autore: Andy Murray – Fonte: Wikipedia]

Molto frequenti negli acquari, sono talvolta causa di allarmi perché scambiati per acari o pulci. I Collemboli sono detritivori e completamente innocui; possono anzi costituire una fonte di alimentazione per gli avannotti.

Il tasso riproduttivo estremamente rapido, unito a una grande prolificità, ha decretato il loro successo nei terrari di sottobosco e terracquari, dove costituiscono un anello importante della catena di decomposizione, assieme ai Crostacei Isopodi. Entrano in competizione con gli Acari, controllandone il numero.

La caratteristica più curiosa dei Collemboli è una struttura anatomica, detta furca, che consente loro di spiccare rapidi salti.

Aracnidi

Otto zampe nello stagno: gli aracnidi in acqua dolce

A prima vista così simili agli insetti, gli Aracnidi hanno diversi punti in comune con loro, ma anche delle caratteristiche tutte proprie.
Esistono Aracnidi marini dotati di branchie, come il Limulo, mentre le specie terrestri hanno evoluto degli organi caratteristici chiamati «polmoni a libro», in cui avvengono gli scambi gassosi. Un pigmento, emocianina, permette il trasporto dell’ossigeno al corpo.

Alcuni scorpioni esotici diffusi nei terrari degli appassionati, come quelli del genere Heterometrus, hanno dimostrato di cavarsela molto bene in apnea per qualche periodo, arrivando pure a cacciare occasionalmente sott’acqua… ma c’è chi ne ha fatto uno stile di vita.

Avreste mai pensato di vedere un ragno che cammina sull’acqua, come se si trovasse nel suo elemento? Non cercate oltre: i ragni pescatori del genere Dolomedes, che annovera specie in tutto il globo, cacciano infatti in superficie.
In Italia sono presenti Dolomedes fimbriatus, D. italicus, D. plantarius.

Dolomedes fimbriatus - ragni pescatori
Dolomedes fimbriatus [Autore: Tragopogon – Fonte: Wikipedia]

Non hanno bisogno di tessere alcuna ragnatela, perché si orientano grazie alle vibrazioni dell’acqua. Cacciano insetti delle dimensioni adeguate, ma anche piccoli pesci attirati dai movimenti delle zampe.

Un acquaterrario per questi ragni deve prevedere una zona emersa con vegetazione, in cui porteranno le prede e potranno sentirsi al sicuro tra una battuta di caccia e l’altra.
Gli adulti non sono in grado di arrampicarsi su superfici lisce come il vetro o la plastica.

Lungo fino a 1,5 cm senza considerare le zampe, il ragno palombaro Argyroneta aquatica, diffuso negli stagni europei, tiene fede al proprio nome in una maniera spettacolare.

Coppia di Argyroneta aquatica - ragni palombari
Coppia di Argyroneta aquatica [Autore: Norbert Schuller – Fonte: Wikipedia]

I peli del corpo trattengono uno strato d’aria, similmente alle cimici del genere Notonecta, ma l’uso che se ne fa è davvero ingegnoso.
Il ragno tesse una struttura di seta tra gli steli di piante acquatiche, e la usa come telaio per la propria dimora: una grande bolla a campana, nella quale riposa sott’acqua.
Per la gioia degli aracnofobi, i ragni si spingono davvero ovunque…

Il nostro «Capitano Nemo» a otto arti non deve far altro che tenere le zampe all’esterno della campana, per percepire le vibrazioni delle prede (come piccoli pesci e girini).
La caccia termina nel più classico dei modi, con il morso velenoso al malcapitato.

Altri Aracnidi che si possono trovare in ambiente acquatico sono gli acari.

Acaro d'acqua - aracnidi parassiti
Acaro d’acqua [Autore: S. Rae – Fonte: Flickr]

Gli acari d’acqua, o Idracnidi, sono uno dei gruppi di artropodi bentonici più numerosi, con almeno 6.000 specie. Le larve di questi acari sono parassite, nutrendosi alle spese di crostacei o insetti acquatici o legati all’acqua, come le zanzare.
Gli adulti hanno stili di vita differenti e vari; a volte predano le uova degli stessi insetti ospiti delle larve.

Esistono acari che vivono sui pesci, in qualità di commensali o parassiti. Histiostoma anguillarum, H. papillata, Schwiebea estradai, Trhypochthoniellus longisetus longisetus sono alcune specie studiate, rinvenute nelle branchie di pesci di importanza per l’acquacoltura.

Gli acari in generale sono legati ad ambienti con una certa umidità, come i Collemboli.
In terrario può capitare di rinvenire specie detritivore, le quali si riproducono in alti numeri se le condizioni sono adatte.
Esistono anche acari predatori, che si cibano delle specie detritivore o parassite delle colture, come Hypoaspis miles, venduto come agente di controllo biologico.

In questo video di Letizia vediamo un Acaro trovato in acquario, in mezzo al muschio.

Chilopodi

Due dragoni a 42 zampe dall’estremo Oriente

Chiudiamo questo articolo con una curiosità legata al mondo dei terrari.
Di recente, ha fatto notizia la scoperta di un centopiedi dalle abitudini anfibie, Scolopendra cataracta, in un ruscello della Thailandia.

Scolopendra cataracta
Scolopendra cataracta [Immagine tratta dall’articolo di W. Siriwut, G. D. Edgecombe, C. Sutcharit, P. Tongkerd, S. Panha; ritagliata da EdChem – Fote: Wikimedia Commons]

Come per la maggior parte delle Scolopendra asiatiche, le dimensioni medie si aggirano attorno ai 20 cm.
Questo centopiedi ha stupito lo scopritore George Beccaloni, entomologo e curatore del Natural History Museum di Londra, per la sua tendenza a fuggire sott’acqua, arrivando a nuotare con movimenti simili a quelli di un’anguilla.
La superficie del corpo è estremamente idrofobica, permettendo al Chilopode di mantenersi asciutto una volta riemerso.

Attualmente è presente sul mercato terrariofilo, ma piuttosto rara e costosa, un’altra nuova specie dai colori vivaci (antenne arancio chiaro, zampe blu e corpo blu scuro, a volte con strisce arancio). Mi riferisco a Scolopendra paradoxa (originaria delle Filippine), la quale sembra esibire comportamenti simili a cataracta in natura.
Alcuni video dell’animale, in particolare, lo ritraggono sott’acqua come se vi si trovasse a proprio agio.

In cattività, finora, è stata allevata in terrario umido con al più una ciotola per l’acqua, come consigliato generalmente per i centopiedi tropicali.
Il substrato deve essere costituito da torba/argilla abbastanza umida da consentire all’animale di scavare, e sono graditi rifugi come tronchi, rocce e foglie.

Si ricorda che i centopiedi, data la loro incredibile flessibilità, possono fuggire da eventuali fessure e possono sollevare con forza coperchi leggeri. Pertanto, per ospitarli è necessario un coperchio ermetico, in cui saranno praticati buchi per l’aria.
Un’alternativa è utilizzare terrari con apertura dall’alto che non possa essere raggiunta dall’animale. A tal proposito, bisogna considerare che essi possono sollevare più di metà del proprio corpo facendo forza sulle zampe della metà posteriore, e che, sebbene non possano scalare il vetro o la plastica, possono far presa sulle siliconature.

Una fuga non è certo un evento auspicabile con nessun animale, ma con una Scolopendra asiatica è bene evitarla ad ogni costo: il veleno che possono iniettare col primo paio di arti modificati (forcipule) provoca gonfiore, eventuale febbre e dolori molto intensi e immediati, non contrastati dalla morfina, che possono durare parecchie ore.

...no grazie!
…no grazie! [pubblico dominio]

Non preoccupatevi, è praticamente impossibile ritrovarsele in acquario come clandestine, e tanto più è improbabile imbattersi in un centopiedi acquatico in Italia.
La maggior parte delle nostre specie è legata al sottobosco e alle grotte, mentre la più vicina ai “giganti” tropicali, Scolopendra cingulata, preferisce ambienti aridi e assolati.

Ringrazio gli utenti Letizia e HCanon che hanno condiviso immagini e video, e vi aspetto sul forum Acquariofilia Facile, l’iscrizione è veloce e gratuita.