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Che cos’è un pesce reofilo? Perché le Sewellia hanno la bocca a forma di ventosa? Come si realizza un torrente in acquario adatto alle loro esigenze e magari senza filtro? Scopriamo insieme le risposte a queste domande e molto di più. Buona lettura!


“Non si può entrare nello stesso fiume due volte”: lo diceva Eraclito venticinque secoli fa vedendo nelle correnti dei fiumi l’immagine della mutevolezza delle cose.

Ma noi siamo filosofi o acquariofili?
Beh, siamo acquariofili con una filosofia di gestione dell’acquario un po’… controcorrente e in questo articolo voglio descrivere la realizzazione di una vasca low-tech in perfetto stile AF, destinata ad ospitare pesci reofili.

Indice dei contenuti

Introduzione

Nel termine reo-filo troviamo la stessa radice del celebre aforisma che dà il titolo a questo articolo “Panta Rei” (tutto scorre), e infatti significa “amante dei flussi e delle correnti” (ῥέω=flusso + φίλος=amante): sta ad indicare quegli organismi che vivono prevalentemente o esclusivamente controcorrente, proprio come piace a noi.

Alcuni tra i più diffusi nei negozi di acquariofilia forse li conoscete già; vediamo comunque insieme questa carrellata di foto.

Gyrinochelilus aymonieri
Gyrinochelilus aymonieri (fonte Wiki Commons)
Sewellia lineolata nel mio torrente in acquario
Sewellia lineolata (foto di Giueli)
Gastromyzon scitulus nel mio torrente in acquario
Gastromyzon scitulus (foto di Kenny Marshal)
Gastromyzon sp.
Gastromyzon sp. (foto di Jason Cha)
Gastromyzon zebrinus
Gastromyzon zebrinus (foto di Jason Cha)

Gastromyzon viriosus
Gastromyzon viriosus a destra (foto di Kenny Marshal)

Spesso vengono proposti come pesci “pulisci vetro”, ma se consideriamo il loro biotopo naturale di acqua fresca e cristallina ad altissimo scorrimento, capiamo che un comune acquario di comunità non permette a loro di vivere nelle migliori condizioni e neanche a noi di osservarne i comportamenti più naturali.

Vediamo allora più nel dettaglio le principali caratteristiche di cui dovremmo tenere conto per allestire una vasca adeguata alle loro esigenze e come procedere per realizzarla senza ricorrere a sistemi troppo complicati, nel mio caso addirittura l’allestimento non prevede il filtro.

Morfologia dei pesci reofili

Le specie reofile presentano mutamenti morfologici molto caratteristici grazie ai quali si sono adattate alla vita in torrenti e rapide: osserviamo ad esempio la bocca conformata a ventosa; i raggi delle pinne pettorali robusti e seghettati, volti a consentire un buon ancoraggio alle superfici delle rocce; forme del corpo piatte o affusolate per penetrare meglio la massa d’acqua, che si oppone al loro nuoto.

Alcune specie hanno mutato le pinne pettorali fino ad assumere lo straordinario aspetto di ventose.

Sewellia lineolata pesce a ventosa
Sewellia sigillata a una roccia (foto di Giueli)

Queste pinne particolari esercitano forze idrodinamiche paragonabili a quelle necessarie per i decolli e gli atterraggi degli aerei; funzionano come vere corde alari con cui questi pesci regolano i flussi di alta e bassa pressione esercitata dall’acqua sopra e sotto il loro corpo, riuscendo talvolta a sigillarsi alle superfici dei sassi o spostarsi pompando e controllando il flusso di corrente sotto il loro ventre.

Sono capolavori di idrodinamica a risparmio energetico.

Sewellia morfologia
Morfologia della Sewellia (foto di Giueli)

Anche l’apparato respiratorio è mutato per adattarsi alla vita in acque mosse ad altissima saturazione di ossigeno e per questo motivo il rischio di ipossia è sempre in agguato in un acquario non allestito in maniera consapevole.

Questo aspetto merita un approfondimento data l’importanza che riveste per il benessere dei pesci, vediamo allora come funziona la respirazione nei pesci.

Nella respirazione branchiale gli scambi gassosi avvengono dentro i filamenti branchiali e più precisamente nelle lamelle branchiali irrorate di capillari.

L’ossigeno disciolto in acqua viene spinto dalla corrente contro le lamelle che si caricano di ossigeno. Questo si lega all’emoglobina, che scorre nei capillari in senso contrario al flusso della corrente.

Il sangue in questo modo, carico di ossigeno, rientra in circolo ritornando verso i vasi collocati nell’arco branchiale, da cui era arrivato carico di CO2.

Dettaglio delle branchie
(fonte: Campbell, Reece, Tylor, Simon, Dickey, “Sistema respiratorio” © Pearson Italia – https://it.pearson.com)

Più l’acqua sarà fresca, vicina alla superficie e in movimento, più alta sarà la concentrazione di ossigeno disciolta in essa e meno efficienza sarà necessaria alla globina per ossigenarsi.

Questa bassa efficienza, detta propriamente “bassa affinità della globina per l’ossigeno“, a cui si sono adattate le specie reofile, rende loro la respirazione molto difficile in ambienti poco saturi d’ossigeno e con scarsa ventilazione data dalla corrente.

In acqua calda e ferma vivrebbero in condizioni di scarso benessere, che li porterebbe alla morte in breve tempo; sarebbe un po’ come se facessimo scalare gli 8000 metri ad alpinisti non allenati all’aria rarefatta di quelle altitudini e senza nessuna preparazione atletica.

L’allestimento di un torrente in acquario

Vediamo ora come ho realizzato il mio torrente in acquario dedicato a 4 Sewellia tenendo conto di queste caratteristiche.
I frequentatori del portale di Acquariofilia Facile potrebbero essersi già imbattuti nella presentazione fatta di questo acquario nella sezione dedicata ai concorsi, con il titolo Ridente torrente di montagna, qui voglio approfondire alcuni aspetti rilevanti che allora sono stati solo accennati, mi scuso se ci sarà qualche ripetizione.

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LA VASCA

Le dimensioni come sempre dipendono dalla specie allevata, chi è orientato verso esemplari di Grinochelius aymonri, per esempio, deve sapere che possono diventare molto grandi, ma in linea di massima, se escludiamo specie che, in fase riproduttiva, hanno istinti migratori, non parliamo di grandi nuotatori, quindi possiamo optare per misure del lato lungo dell’acquario non eccessive.

Per i miei 4 esemplari di Sewellie ho scelto un acquario lungo 70 cm.

Esempio di allestimento di un torrente in acquario
Foto di Giueli (clicca per ingrandire)

Questi pesci utilizzano le loro energie per opporsi alla corrente, non percorrono grandi distanze, un po’ come quando corriamo sul tapis-roulant, percorriamo idealmente qualche chilometro, ma siamo fermi sul nostro metro di rullo che scorre.

In molti sostengono che, per ottenere un buon flusso d’acqua lineare unidirezionale sia necessario utilizzare vasche molto lunghe, ma con qualche accorgimento e un po’ di pazienza vedremo che è possibile ottenere un buon risultato anche con vasche relativamente piccole.

Dopotutto chiunque abbia passato dieci minuti ad osservare un torrente sa benissimo che il flusso non è mai totalmente regolare: la presenza di rocce, legni ed ostacoli genera continuamente ingorghi e vortici.

TECNICA

Ottenere un buon effetto torrente normalmente richiede diversi tubi sotto-sabbia collegati a più pompe in modo che l’acqua venga continuamente mantenuta in circolo: le pompe mandano il flusso d’acqua da un estremo all’altro del lato lungo dell’acquario e sul lato opposto, prima che franga contro il vetro, l’acqua viene letteralmente aspirata da tubi che tornano alle pompe di mandata, passando sotto la ghiaia del fondo; esistono kit commerciali allo scopo.

Esempio di allestimento con kit di pompe e circolo sottosabbia
Esempio di allestimento con kit di pompe e circolo sottosabbia (disegno di Eletor)

A questo marchingegno viene abbinato anche il filtro esterno opportunamente configurato con mandata e aspirazione coerenti con il flusso impostato nella vasca.

Questi giri pindarici ovviamente hanno un costo e possono complicare l’allestimento e la gestione forse più del necessario.

Io personalmente, dopo diversi tentativi e prove per contrastare l’effetto centrifuga e individuare il giusto dimensionamento e la giusta posizione, ho adottato con successo una sola pompa di movimento da marino con una portata da 2000 litri/h collocata tra le rocce a metà del lato corto.

Posizionamento della pompa nel torrente in acquario
Prove di posizionamento pompa (foto di Giueli)

La pompa da marino è risultata la più efficace allo scopo grazie al suo flusso più morbido e diffuso, su 70 cm di lato lungo e poco più di 20 litri d’acqua, l’effetto ottenuto è molto naturale e funzionale.

Il basso livello dell’acqua garantisce il massimo livello di saturazione dell’ossigeno, fondamentale per il benessere degli ospiti in ogni punto della vasca.
Naturalmente ci vuole pazienza e bisogna effettuare diverse prove, ma alla fine il risultato sarà ottimo.

La presenza o meno del riscaldatore dipende dalla specie allevata, le Seweille sono pesci d’acqua fredda, quindi nella mia vasca non è presente, da ricordare poi che l’ossigeno non si scioglie bene in acqua ad alta temperatura, quindi è raccomandabile non superare mai i 24°C.

Le luci sono importanti in quanto le alghe, in questi allestimenti, sono vitali, sia per l’equilibrio biochimico dell’acqua, che come fonte nutrizionale integrativa per i pesci.
Io utilizzo dei normali portalampada a pinza da pochi euro con lampadina LED a 6500 K, ma per le alghe ci si potrebbe spingere fino a temperature di colore pari a 10000 K.

Nel mio allestimento si sono avvicendate alghe di diverso tipo a seconda delle stagioni. All’inizio e fino all’inserimento della fauna, le protagoniste sono state le filamentose.

Sviluppo di filamentose in fase di maturazione in un torrente in acquario
Sviluppo di filamentose in fase di maturazione e inserimento Sewellia (foto di Giueli – cliccare per ingrandire)

IL FILTRO

Qui viene il bello… il filtro non c’è!

O meglio, sfrutto filtri più performanti come alghe, piante e microorganismi, come vedremo nel prossimo capitolo.

La filtrazione naturale

Quanto segue aggiunge un capitolo alla trattazione più generale degli acquari senza filtro, di cui potete leggere gli articoli Acquario senza filtro?… Si può fare! e L’azoto in un acquario senza filtro.

La vasca ha avuto una lunga maturazione di 8 mesi con conseguente stabilizzazione della flora batterica prima dell’introduzione dei pesci.
L’acqua in vasca è sempre stata limpidissima e con valori di ammoniaca (NH3), nitriti (NO2) e nitrati (NO3) non rilevabili, da monitorare in fase iniziale l’andamento della nitrificazione, in quanto in acqua a saturazione d’ossigeno il pH è tendenzialmente alcalino e, in queste condizioni, invece che svilupparsi ammonio (NH4), si può presentare l’ammoniaca che è tossica, anche se nella mia esperienza non ho avuto problemi in tal senso.

In ambienti equilibrati l’acqua ha un’ottima capacità “autopurificante”.

In natura la sostanza organica che raggiunge un corso d’acqua, come foglie o escrementi, viene demolita da un gran numero di microorganismi, mentre i prodotti della mineralizzazione derivanti dal dilavamento delle rocce e dall’attività batterica, vengono assimilati dai vegetali.

Più in generale possiamo parlare di tre sistemi depuranti interdipendenti e in equilibrio tra loro, vediamoli nel dettaglio.

Il primo sistema depurante è rappresentato dalle multiformi comunità microscopiche costituite da batteri, funghi, alghe unicellulari, protozoi e piccoli metazoi. Essi formano quella sottile pellicola biologica, scivolosa al tatto, presente sulla superficie dei ciottoli fluviali.

Questa importante patina prende il nome di periphyton e io sono riuscito a riprodurla con successo, una volta terminata la fase delle filamentose.

Piena maturazione del torrente in acquario con alghe e microorganismi
Piena maturazione dell’acquario con superficie delle rocce popolate di alghe e micrognismi (foto di Giueli)

Abbiamo provato a guardare da vicino questi microorganismi, grazie all’aiuto di Humbolt che ringraziamo. Tra i protozoi troviamo ciliati flagellati e amebe, tra i metazoi vediamo rotiferi, nematodi, gastrotrichi, tardigradi e oligocheti. Ecco qualche foto straordinaria al microscopio:

Foto di protozoi metazoi al microscopio
Foto al microscopio di Humboldt (cliccare per ingrandire)

Questo depuratore naturale supporta un secondo sistema depurante, costituito da larve di insetti, insetti adulti, piccoli crostacei, sanguisughe, planarie, molluschi e oligocheti.

Sono i macroinvertebrati bentonici, che fungono da acceleratori e regolatori del processo depurativo. Avete mai sentito dire dai nonni che se nella pozza d’acqua ci sono le sanguisughe significa che l’acqua è buona?

Ebbene su questi macroinvertebrati si basa l’I.B.E. (Indice Biotico Esteso), un indice che fornisce la valutazione dello stato ecologico del corso d’acqua.

Con funzioni e specializzazioni diversificate, alcuni sono carnivori, altri erbivori o detrivori, riescono ad utilizzare tutte le risorse alimentari disponibili, rispondendo così in maniera flessibile alle variazioni del carico organico.

I macroinvertebrati che si nutrono di batteri ne “ringiovaniscono” le popolazioni, mantenendole così in uno stato di elevata attività.

I trituratori, sminuzzando i detriti organici grossolani in particelle minute, ne aumentano grandemente la superficie, potenziando così l’attacco da parte dei batteri. A loro volta i frammenti organici, parzialmente trattati dai batteri, risultano più appetibili ai macroinvertebrati.

Perciò l’efficienza di ciascun sistema depurante viene potenziata dall’efficienza dell’altro e, inversamente, il danneggiamento di un sistema depurante si ripercuote negativamente anche sull’altro.

Un ulteriore contributo alla rimozione delle sostanze organiche è fornito dai vertebrati quali pesci, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi terrestri, che si nutrono degli organismi acquatici.

Nel mio allestimento questo ruolo è sostenuto dalle Seweilla.

Risulta molto efficace il ruolo della vegetazione acquatica nell’azione di assimilazione dei nutrienti, nel mio caso, oltre alle alghe spontanee, ho introdotto piante lacustri e piante emerse con poderosi apparati radicali.

Questi ultimi organismi, sia animali che vegetali, nel loro insieme possono essere considerati il terzo sistema depurante dell’ambiente fluviale.

Conclusione

Ho descritto un ecosistema meravigliosamente complesso, da cui risulta chiaro che la filtrazione e depurazione non si limita alla semplice nitrificazione, ma è compiuta grazie ad una serie di interazioni tra tutti gli organismi nel sistema acquario.

Purtroppo buona parte di questa biodiversità viene a mancare negli acquari tradizionali proprio a causa dei sistemi di filtraggio artificiali.

Sicuramente un allestimento particolare, che cerca di riprodurre un torrente in acquario, ma che può riservare grandi soddisfazioni e fornire un buon habitat per i nostri ospiti speciali.

Ringrazio gli amici che hanno condiviso le immagini e vi aspetto sul forum Acquariofilia Facile, l’iscrizione è veloce e gratuita.

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