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Paro…che?   Ebbene sì, esiste un genere di pinnuti che risponde a questo articolato nome!  I Parosphromenus sono piccoli pesci provenienti dalle regioni sud-orientali dell’Asia, conosciuti come «gourami liquirizia», si tratta di animali particolarmente belli ed affascinanti ma anche abbastanza esigenti e poco adatti alla gran parte degli acquari domestici.


Come vedremo più avanti però, non c’è nulla di impossibile nel loro allevamento e quest’ultimo può risultare molto gratificante!

Parosphromenus - P. Filamentosus
P. Filamentosus (Foto di EnricoGaritta)

Indice dei contenuti

Introduzione

I paros, così chiamati nelle discussioni tra appassionati, appartengono alla famiglia dei Osphronemidae (la stessa di Betta e Trichogaster) e, come tutti gli esponenti di questa famiglia, sono dotati di labirinto.

Disegno del labirinto
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Questo particolare apparato consente loro di trarre ossigeno dall’atmosfera, andando così a supplire la carenza di questo elemento vitale tipica dei loro habitat naturali: le «peat swamp», paludi di torba. Nonostante questa capacità, raramente in acquari ben strutturati vedremo i Paros salire spesso a prendere «boccate d’aria», quindi questo comportamento potrà indicare una scarsa qualità dell’acqua o la formazione del nido di bolle (che in questo caso sarà però facilmente individuabile all’interno del nostro acquario).

Altro fattore necessario da considerare quando si decide di allevare dei Paros è il rischio di estinzione che questi pesci corrono, come molte delle specie endemiche in Asia, per il continuo sfruttamento dei loro habitat naturali per scopi industriali e agricoli (come la coltivazione della palma da olio).

Coltivazione di olio di palma
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Deforestazione e impianto di palma da olio
Deforestazione e impianto di palma da olio

Basta, infatti, fare una rapida ricerca sul sito dell’IUCN (International Union For Conservation of Nature) per scoprire che la maggior parte delle specie di Paros sono inserite nella «Red List», quindi minacciate di estinzione nel loro habitat, con indici di allerta che vanno dal «Vulnerabile» (P. Parvulus), all’ «In pericolo» (P. Linkei) fino a «In pericolo critico» (P. Ornaticauda).

Lista rossa dell'IUCN
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Il lettore capirà quindi come questi pesci siano di enorme interesse naturalistico e il loro allevamento sarà principalmente orientato alla riproduzione, per garantire la conservazione delle singole specie.

Habitat dei Parosphromenus

La maggior parte di queste magnifiche creature, come detto in precedenza, sono originarie del sud-est Asiatico, in particolare del Borneo (paradiso di molte specie ittiche e non) e in generale dell’Indonesia e della Malesia.

Mappa del Borneo, habitat dei Parosphromenus
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Parosphromenus abitano piccoli corsi d’acqua e rigagnoli delle torbiere, proprio la presenza della torba e della fitta vegetazione sovrastante causano la scarsa illuminazione che tuttavia è fondamentale per consentire a questi esemplari di mostrarsi nelle loro migliori livree.

Il letto di questi corsi d’acqua è composto prevalentemente da sabbia e laterite con abbondanti depositi di foglie secche e legni che insieme alla torba rilasciano in acqua ingenti quantità di tannini.

Fiume-Kampar Kanan, habitat dei Parosphromenus
Fiume-Kampar Kanan (foto di Rahmad Putra Sugiarto)

L’acqua nelle peat swamp è fra le più acide che si possano trovare, con pH che si attesta intorno a 5 (simile a quello dell’aceto), conducibilità prossima allo zero e durezze praticamente nulle.

pH nel fiume-Kampar Kanan
pH nel fiume-Kampar Kanan (Foto di Rahmad Putra Sugiarto)

Potrebbe sembrare un ambiente ostile per molti esseri viventi, tuttavia secoli di selezione genetica hanno reso questi habitat un paradiso per i Paros al punto da essere essenziale per la loro sopravvivenza e riproduzione.

Livelli così bassi di pH rendono la vita difficile a molte specie batteriche patogene e consentendo quindi una corretta schiusa delle loro uova altrimenti in pericolo.

Parosphromenus - P. Gunawani maschio wild
P. Gunawani (foto di Jerico Hutama)
Parosphromenus - P. Gunawani
P. Gunawani (foto di Jerico Hutama)

Le rive di dei corsi d’acqua sono la location preferita di questi pescetti: colonizzano zone in cui l’acqua è generalmente profonda poche decine di centimetri, prive di vegetazione subacquea, ma ricche di radici e foglie delle piante terrestri che si riversano in acqua formando una barriera verde difficilmente penetrabile.

Rive del fiume Kampar Kana
Foto di Rahmad Putra Sugiarto
Pozza dei Parosphromenus
Foto di Budi Patrickyapi
Pozza dei Parosphromenus
Foto di Budi Patrickyapi

L’acquario per i Parosphromenus

Le informazioni apprese circa il loro habitat naturale avranno già svelato agli acquariofili più attenti quali siano gli accorgimenti da prendere per garantire a questi pesci l’ambiente più idoneo a vivere una vita serena e soprattutto permetterne la riproduzione.

Nonostante siano una specie non molto diffusa in ambito acquariofilo (fondamentalmente per la loro inadeguatezza ai più comuni e gettonati acquari di comunità) il loro allevamento necessita fondamentalmente di due requisiti: acqua tenera, acida e cibo vivo.

I Parosphromenus non sono quindi pesci difficili da allevare, una volta ottemperati i pochi accorgimenti che vedremo essere fondamentali, la vasca a loro dedicata avrà bisogno di pochissima o nulla manutenzione, consistente prevalentemente in rabbocchi periodici ed, eventualmente, potature per sfoltire la flora.

Partendo dall’acquario, data la loro mole davvero ridotta (difficilmente superano i 4 centimetri di lunghezza) possiamo senz’altro considerarli pesci adatti a vasche di piccole dimensioni (25-30L), mantenendo un’adeguata lunghezza frontale di almeno 40 cm, per 1-2 coppie o una piccola colonia. La dimensione della vasca va comunque adeguata al numero di esemplari contenuti. Essendo pesci abbastanza timidi vasche troppo grandi potrebbero rendere difficile l’alimentazione.

La presenza del filtro non è strettamente necessaria e anzi un flusso troppo turbolento potrebbe infastidire i pesci.

Le ridotte dimensioni dei Paros lasciano intendere che necessitino di specifici allestimenti ed essendo, come abbiamo detto, in pericolo nei loro habitat naturali, sarebbe preferibile e quasi un obbligo morale allevarli in mono-specifico così che non si sentano minacciati e subire la competizione alimentare da pesci più grandi e vivaci.

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Nonostante ciò, vi sono alcuni pesci che possono essere abbinati, qualora lo spazio in vasca sia tale da consentirlo, come alcune specie di Cobitidi (Pangio, Kottelatlimia,…) o alcuni Betta che in natura condividono la loro nicchia ecologica (B. Hendra, B. Uberis,…). Piccoli caracidi o ciprinidi possono infatti segnalare ai Parosphromenus l’assenza di predatori e quindi avere un effetto tranquillizzante ma, questi voraci compagni, potrebbero causare competizione alimentare e predare gli avannotti.

I valori dell’acqua

I valori dell’acqua dovranno somigliare quanto più possibile a quelli presenti in natura, quindi durezze pressoché nulle e pH intorno a 5.5. Sarà possibile ottenere questi risultati utilizzando fondi allofani come l’akadama o in alternativa della sabbia quarzifera inerte e riempiendo l’acquario con acqua d’osmosi o demineralizzata; il tutto deve essere completato con ingenti quantità di tannini che contribuiranno all’abbassamento del pH.

L’acqua è importante non solo per la sopravvivenza dei Paros. Alcune specie sono piuttosto resistenti e potrebbero adattarsi a valori più facilmente ottenibili ma la riproduzione sarebbe fortemente in pericolo: anche un’esigua quantità di carbonati può causare una mancata adesione delle uova fecondate al nido di bolle.

Il layout

Acquario black water per i Parosphromenus
Foto di Giueli

Il layout più indicato è un groviglio intricato di foglie secche, legni e radici di piante emerse, che forniranno abbondanti nascondigli e ripari ai nostri Paros, con la possibilità di aggiungere della torba che avrà il compito di acidificare ulteriormente, oltre che contribuire a rendere il paesaggio il più possibile simile a quello presente in natura.

 

 

Acquario black water per i Parosphromenus
Foto di EnricoGaritta
Acquario black water per i Parosphromenus
Foto di Starman

 

Come abbiamo detto nel loro habitat sono poche le piante acquatiche che resistono a determinati range di valori, tuttavia non è affatto escluso che si possano allevare i Paros in vasche ricche di flora, scegliendo le giuste piante. Particolarmente adatti ai nostri scopi sono tutte le specie di Cryptocoryne, Microsorum, Ceratopteris (lasciata galleggiante) e alcuni muschi come il Java Moss.

Acquario black-water per i Parosphromenus
Foto di Monica
Acquario per i Parosphromenus o Gourami liquirizia
Foto di Monica

Alcuni allevatori preferiscono posizionare nella vasca rifugi artificiali come una mezza noce di cocco, un vaso di terracotta o tubi da idraulica (funzionali soprattutto all’allevamento più che al lato estetico); questi non sono davvero necessari in un allestimento ben studiato con nascondigli e “insenature naturali” che i pesci adopereranno come rifugi e zone per la riproduzione.

L’alimentazione

Il capitolo alimentazione è il secondo problema che, chi vuole allevare questi pesci, deve prendere in considerazione.

I Parosphromenus accettano quasi esclusivamente cibo vivo, rifiutando spesso il cibo congelato (anche i succulenti chironomus) ed evidentemente anche il cibo secco (alcuni allevatori sono riusciti ad abituare i pesci a questo tipo complementare di alimentazione, ma sono casi davvero rari).

Indispensabile sarà quindi una scelta abbastanza variegata di colture di cibo vivo, accetteranno volentieri grindal worms, white worms, moina, daphnia e altri crostacei; inoltre i naupli di artemia salina sono un cibo abbastanza facile ed efficace poiché se ne cibano sia i piccoli che gli adulti. Andrebbe comunque evitata una dieta esclusivamente con vermi o crostacei per evitare carenze alimentari.

Microworms e tubifex verranno invece ignorati dagli adulti ma forniranno una fonte di sostentamento adeguata per gli avannotti.

Come vedremo in seguito il cibo gioca anche un ruolo importante nella predisposizione all’accoppiamento.

Sessaggio e Riproduzione

La distinzione dei sessi in questi pesci è abbastanza semplice e immediata, il maschio infatti in genere presenta una pinna caudale allungata o comunque più voluminosa e una colorazione più importante.

Parosphromenus - Femmina di P. Filamentosus
Femmina di P. Filamentosus (foto di EnricoGaritta)
Parosphromenus - Maschio di P. Filamentosus
Parosphromenus – Maschio di P. Filamentosus (foto di Enrico Garitta)

La livrea di entrambi i sessi è mutevole in base alle condizioni in cui i pesci si trovano (classici cambi repentini tipici di tutti i pesci con geni wild) ma in genere consta di una serie di bande orizzontali su fondo a tinta unica sbiadita nelle femmine e colorazioni di vario genere per i maschi.

I colori della livrea saranno più evidenti nella fase di corteggiamento soprattutto se l’allestimento è un classico black water.

Bicchiere con acqua scura
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Un repentino passaggio ad una livrea a bande verticali sia nella femmina che nel maschio può indicare l’imminente deposizione delle uova. Inoltre durante il corteggiamento la femmina può perdere del tutto le bande orizzontali e diventare molto pallida.

Il corteggiamento

Il corteggiamento in questi pesci è diversificato in base alla specie e sostanzialmente si può schematizzare in tre patterns distinti (comportamenti):

  1. Testa in alto
  2. Testa in basso
  3. Orizzontale
P. Filamentosus: Pattern Testa in Basso
Pattern Testa in Basso (foto di EnricoGaritta)

Quindi in base alla specie potremo osservare delle danze in cui il maschio e la femmina si fronteggiano con i comportamenti sopra citati e si punzecchiano a vicenda sul ventre per stimolare l’accoppiamento. Quando la coppia sarà pronta il maschio condurrà la femmina verso il luogo da lui prescelto per la deposizione.

Per quanto riguarda la riproduzione questi piccoli pesci, come quasi tutti gli appartenenti al genere Osphronemidae, condividono la tecnica della costruzione di un nido di bolle al quale verranno attaccate le uova fecondate e rilasciate durante il classico “abbraccio”.

Sia la femmina che il maschio raccolgono le uova e le attaccano al nido, dopodiché sarà cura del padre ossigenare e raccogliere eventuali uova cadute mentre la madre si disporrà a protezione del nido.

P. Bintan
P. Bintan (foto di Marianne Uni)

Viste le dimensioni e la timidezza di questi pesci non è insolito che costruiscano il nido in zone della vasca abbastanza nascoste e coperte, più facilmente in grotte sommerse (naturali o artificiali) rispetto al pelo dell’acqua, rendendo così più facile anche la difesa delle uova.

P. Linkei
P. Linkei (foto di Marianne Uni)

Come abbiamo detto, un’acqua con carbonati potrebbe rendere inefficace l’adesione delle uova al nido. Inoltre vi è la possibilità, con alcuni substrati, che le uova non vengano trovate e raccolte; per tale motivo alcuni allevatori preferiscono non allestire integralmente la vasca.

Osservare in questi pesci lunghi periodi di mancanza di corteggiamenti è assolutamente normale, infatti in natura le deposizioni sono scandite dagli eventi meteorologici e dai valori fisico chimici dell’acqua.

Stagioni secche in cui il livello dell’acqua è molto basso e le durezze più alte sono seguite da stagioni monsoniche durante le quali le abbondanti precipitazioni rinnovano i loro habitat inducendo le riproduzioni.

Questo comportamento può essere simulato nei nostri acquari con dei cambi abbondanti, l’innalzamento della temperatura di un paio di gradi e l’alimentazione con cibo nuovo (possibilmente vivo e ad alto contenuto calorico).

Curiosità sui Parosphromenus

The Parosphromenus Group (PP)

Il PP è un progetto nato ufficialmente nel 2005 in Germania (patria della “Parosphromenofilia”) per mano di Peter Finke e Martin Hallman grazie alla possibilità, ormai facilmente accessibile a tutti, di poter operare uno scambio di informazioni e di idee tramite la rete internet.

Nata in seno ad un progetto completamente diverso, che indagava i cambiamenti culturali causati dalla globalizzazione, questo network si fonda sulla necessità di preservare dall’estinzione queste meravigliose specie ittiche.

Lungi dall’essere retorico, nel manifesto del progetto è ben chiaro che non sarà possibile per nessun acquariofilo contribuire a ripopolare i loro habitat naturali (anche a causa delle scarse conoscenze genetiche e le diverse località di origine, un rilascio in natura potrebbe portare ad ibridazioni e alla completa perdita del genus originale), né probabilmente a salvare questi stessi habitat dall’opera distruttiva umana (se non con campagne di sensibilizzazione).
Tuttavia la possibilità di non perdere per sempre tanto patrimonio genetico spinge i membri ad allevare con dedizione questi piccoli pesci.

Gli obiettivi fondanti del progetto sono quindi:

  1. Aumentare le attuali conoscenze circa i Parosphromenus
  2. Condividere tali conoscenze
  3. Promuovere la conservazione del loro biotopo
  4. Preservare ed accrescere la popolazione acquaristica disponibile

Logo Parosphromenus project

Come ottenere i Parosphromenus

Essendo pesci poco commercializzabili per le loro caratteristiche, spesso non è possibile trovarli nei comuni negozio di acquaristica anche se, di tanto in tanto, alcuni dei più grandi negozi in Italia e in Europa importano esigue quantità di questi esemplari.

La via più praticata è l’acquisto da privati allevatori europei (anche attraverso l’apposito modulo presente sul sito del PP) o tramite importazione dai paesi d’origine dove allevatori e cacciatori spesso contribuiscono anche a ripopolare i corsi d’acqua dove questi pescetti vengono trovati.

Classificazione dei Parosphromenus

I Parosphromenus appartengono alla famiglia degli Osphronemidae e sono geneticamente affini ai Malpulutta. L’esistenza di questi pesci viene riportata per la prima volta da Bleeker (lo stesso che descrisse i Betta nel ‘51) in una sua opera del 1859 in cui descrive i Parosphromenus Deissneri.
Non avendo ancora creato il genere dei “Paros”, li descrisse come Osphromenus Deissneri e per molto tempo si è creduto erroneamente che tutti i paros appartenessero a questa specie.

Nel 1988 però, le specie di Paros conosciute diventano cinque, come riportato dal Dottor Jorg Vierke in “Labirinth Fishes of The World “. Due di queste, Parvulus e Filamentosus, erano state descritte dallo stesso Vierke nel ’79, le altre erano i Deissneri di Bleeker, i Nagyi di Schaller (1985) e i Paludicola di Tweedie (1952).

Piccola curiosità: a Tweedie è stata dedicata successivamente una specie di questo genere P. Tweedieii.

Proprio mentre lavoriamo alla stesura di questo articolo i Paros classificati sono diventati 21 grazie alla descrizione dei Parosphromenus Sp. Lundu, ora descritti come P. Barbarae a opera dei Dr. Tan e Dr. Grinang. Di questa specie sappiamo che non è più presente in natura da anni a causa dell’estinzione del suo habitat.

Parlando della classificazione, il genere paros è collocato nella sottofamiglia dei Macropodusinae; la classificazione tassonomica completa è la seguente:

DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
PhylumChordata
SottophylumVertebrata
IntraphylumGnathostomata
SuperclasseOsteichtyes
ClasseActynoperygii
SottoclasseNeopterygii
InfraclasseTeleostei
SuperordineAcanthopterygii
OrdinePerciformes– ora Anabantiformes
SottordineAnabantoidei
FamigliaOsphronemidae
SottofamigliaMacropodusinae
GenereParosphromenus

Le specie di Parosphromenus

Come trattato in precedenza, le specie di Parosphromenus sono molte e crescendo nel tempo l’interesse e l’attenzione ittiofila sempre più specie vengono descritte e classificate secondo criteri morfologici e di geolocalizzazione. Nonostante ciò moltissimi sono ancora i Paros non classificati e quindi denominati con la dizione “Sp.+ Location Code” che ne indica il luogo di ritrovamento.Le specie di Parosphromenus
(Cliccando sulle immagini potete ingrandirle)

P. Alfredi Kottelat & Ng 2005

P. Allani Brown 1987

P. Anjunganensis Kottelat 1991

P. Barbarae Tan & Grinang 2020

P. Bintan Kottelat & Ng 1998

Parosphromenus - P. Bintan
Foto di Marianne Uni
P. Bintan
Foto di Marianne Uni

P. Deissneri Bleeker 1859

Parosphromenus - P. Deissneri
Foto di Marianne Uni
P. Deissneri
Foto di Marianne Uni
P. Deissneri
Foto di Marianne Uni

P. Filamentosus Vierke 1979

Parosphromenus - P. Filamentosus
Foto di EnricoGaritta
P. Filamentosus
Foto di EnricoGaritta
P. Filamentosus
Foto di EnricoGaritta
P. Filamentosus
Foto di EnricoGaritta

P. Gunawani Schindler & Linke 2012

Parosphromenus - P. Gunawani di 3 mesi
Avanotto di 3 mesi (foto di Jerico Hutama)
P. Gunawani di 2 settimane
Avanotto di 2 settimane (foto di Jerico Hutama)
P. Gunawani
Foto di Jerico Hutama
P. Gunawani maschio adulto
Maschio adulto (foto di Jerico Hutama)
P. Gunawani
Foto di Jerico Hutama femmina

P. Harveyi Brown 1987

P. Linkei Kottelat 1991

Parosphromenus - P. Linkei
Foto di Marianne Uni
P. Linkei
Foto di Marianne Uni
P. Linkei
Foto di Sami Las
P. Linkei
Foto di Sami Las
P. Linkei
Foto di Sami Las

P. Nagyi Schaller 1985

P. Opallios Kottelar & Ng 2005

P. Ornaticauda Kottelat 1991

Parosphromenus - P. Ornaticauda
Foto di Jurre Schwarts

P. Pahuensis Kottelat & Ng 2005

P. Paludicola Tweedie 1952

P. Parvulus Vierke 1979

Parosphromenus - P. Parvulus
Foto di Paul Jordan
P. Parvulus
Foto di Paul Jordan

P. Phoenicurus Schindler e Linke 2012

Parosphromenus - P. Phoenicurus nel fiume Kampar Kanan
P. Phoenicurus nel Kampar Kanan (foto di Rahmad Putra Sugiarto)
P. Phoenicurus nel fiume Kampar Kanan
Foto di Rahmad Putra Sugiarto

P. Quindecim Kottelat e Ng 2005

P. Rubrimontis Kottelat e Ng 2005

P. Sumatranus Klausewitz 1995

Parosphromenus - P. Sumatranus
Foto di Marianne Uni
P. Sumatranus
Foto di Marianne Uni

P. Tweediei Kottelat e Ng 2005

Ringraziamenti

Un enorme ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile la stesura di questo articolo con la condivisione di informazioni e foto senza le quali senza dubbio questo testo non sarebbe stato altrettanto esplicativo.
Un ringraziamento particolare a:
Monica, Giueli, Rahmad Putra Sugiarto, Marianne Uni, Jurre Schwarts, Jerico Utama, Paul Jordan, Sami Las e il nostro amico Budi Patrickyapi, per le bellissime immagini!

Last but not least a big thank you for all the people who made possible to write this article sharing information and photos, without wich this text would not be so much clear.
A special thanks to:
Monica, Giueli, Rahmad Putra Sugiarto, Marianne Uni, Jurre Schwarts, Jerico Utama, Paul Jordan, Sami Las and our dear friend Budi Patrickyapi, for the spectacular pictures!

Per qualsiasi informazione su questi meravigliosi pesci vi aspettiamo sul nostro forum Acquariofilia facile.

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