Per quantità, il fosforo occupa soltanto il 5° posto tra i macronutrienti, precedendo soltanto lo zolfo. Vediamo i fertilizzanti per le piante d’acquario di questo elemento.


Prima di lui ci sono azoto, potassio, calcio e magnesio. E non abbiamo citato il carbonio, che va somministrato in forma diversa.

Le piante ne sono costituite soltanto per lo 0.2-0.3% del loro peso secco, 6-7 volte meno dell’azoto.
Tuttavia, il fosforo è senz’altro l’elemento più importante, per il numero di funzioni che svolge nella pianta.
Quasi tutti i processi metabolici ne sono interessati.

Fosforo
Fosforo (Lic. Creative Commons)

Chimica

Il fosforo è un non-metallo che nella tavola periodica appare con il simbolo P.
È l’elemento numero 15 e rientra nello stesso gruppo dell’azoto.

Tavola periodica degli elementi
Tavola periodica degli elementi

Ha un peso atomico di 31 u.m.a.; le possibili strutture cristalline sono 4, secondo le condizioni di pressione e temperatura.
In base alla forma allotropica, può assumere aspetti differenti: per questo si tende a distinguerlo in base al colore

Fosforo in varie forme e colori
Fosforo in varie forme e colori (Lic. Creative Commons)

In Natura non esiste in forma pura; in tutta la tavola periodica, è difficile trovare un elemento più reattivo.
Tende quindi a combinarsi spontaneamente, con tutto quello che trova intorno a sè.

Si tratta di una fortuna, dato il suo alto potere ustionante.
Nei laboratori viene sempre manipolato con estrema prudenza.

E’ tuttavia piuttosto comune sottoforma di fosfato, in cui è il 12° elemento più abbondante sulla crosta terrestre, ed è proprio in tale forma che viene assorbito da tutti gli esseri viventi.

Ione fosfato
Ione fosfato

Le maggiori concentrazioni si trovano in Nord-America e Nord-Africa.

Biologia

Il fosforo è essenziale per l’accumulo ed il rilascio di energia; è anche un costituente essenziale del DNA e dell’RNA, ed è inoltre responsabile dell’assorbimento di altri nutrienti fondamentali, come ferro, zolfo e potassio.
E’ anche coinvolto nella produzione di vari pigmenti e nello sviluppo delle radici.
Niente è più importante per la vita vegetale, e non solo per quella.

Somministrazione

I fosfati vanno reintegrati solo negli acquari olandesi, o comunque in quegli allestimenti dove c’è un carico organico molto basso, rispetto ad una vegetazione lussureggiante.
Normalmente, l’alimentazione dei pesci è più che sufficiente, anzi, in molti acquari risultano talvolta fosfati in eccesso.

I mangimi a base di cereali sono spesso considerati “inquinanti”, proprio perché responsabili di maggiori concentrazioni di fosforo nell’acqua.
Diventano tuttavia preziosi per prevenirne la carenza, qualora si coltivino specie che ne sono particolarmente esigenti; le vedremo nel prossimo capitolo.

In alternativa, esistono vari prodotti commerciali che consentono di reintegrarlo, in caso di necessità.
Oltre ai prodotti specifici, reperibili nei negozi di acquaristica, esiste un fertilizzante per giardinaggio che richiede una certa attenzione nell’uso: si tratta del Cifo FOSFORO:

CIFO Fosforo
CIFO Fosforo

Si tratta di un prodotto molto più concentrato dei prodotti specifici per acquario, rispetto ai quali ha anche un costo molto basso.
Si consiglia pertanto di usare un contagocce, oppure di diluirlo in rapporto 1:10.

Talvolta può capitare di sentirsi consigliare il Clismalax, un farmaco a base di fosfato di sodio, qualora si rilevassero fosfati troppo bassi in acquario.
Si tratta di un grave errore, perché il sodio viene introdotto in quantità addirittura superiori rispetto al fosforo, mentre dovrebbe essere un elemento-traccia, presente in quantità irrisorie.
L’uso del Clismalax, a causa di quel sodio, può produrre gravi danni alla vegetazione dell’acquario, o quantomeno costringerci a cambi d’acqua frequenti e cospicui.
Anche su alcuni pesci ci sono effetti negativi, soprattutto sulle specie di acque tenere, tipiche degli acquari amazzonici.

Il Clismalax serve solo a farci leggere, sul test dei fosfati, il valore che ci piacerebbe leggere; ma all’ecosistema crea soprattutto problemi.

Specie esigenti

Le piante che assorbono più fosforo sono senz’altro i Myriophyllum, ma anche le piante rosse ne hanno una forte richiesta.
In particolare, con la Proserpinaca palustris e la Ludwigia inclinata si consiglia un valore di fosfati sui 2 mg/litro, che in condizioni normali è considerato piuttosto alto.

Ludwigia inclinata e Proserpinaca palustris
Ludwigia inclinata e Proserpinaca palustris

Se esposte a luce molto intensa, anche Limnophila e Ceratophyllum ne hanno un’elevata richiesta.
In misura minore, anche Egeria ed Heteranthera.

Per quanto ne sappiamo, il primato assoluto spetta al Myriophyllum tuberculatum, unica pianta d’acquario per cui si consiglia un valore di fosfati fino a 3 mg/litro.

Myriophyllum tuberculatum
Myriophyllum tuberculatum

Carenze

Purtroppo, le carenze di fosforo producono effetti diversi da specie a specie.
Generalmente si ha una crescita stentata, con un ingiallimento di tutte le foglie e un distacco di quelle più vecchie.
Tutta la pianta tende a bloccarsi, a cominciare dal pearling.
E’ molto facile confondere tali effetti con la carenza di azoto; con parecchie specie, anche di potassio.

Inoltre, abbiamo già visto come la mancanza di fosforo impedisca l’assorbimento di altri nutrienti.
Può quindi capitare, ad esempio, di vedere sintomi di carenza di ferro o di zolfo, malgrado tali elementi siano abbondanti.

Se siete nelle condizioni viste in precedenza (basso carico organico, presenza di Myriophyllum o sviluppo notevole di piante rosse), è legittimo avere sospetti sul fosforo, altrimenti è bene indagare su altri nutrienti.

Eccessi

Sulle piante, l’eccesso di fosfati non crea nessun problema, tuttavia è tradizionalmente legato ad un’incontrollabile proliferazione di alghe; in particolare le BBA.
Anche i cianobatteri ne trarrebbero beneficio.
Questo ci porta spesso a vedere il fosforo come un problema.

Non è affatto così. Osservate questa immagine:

Acquario con eccesso di fosforo
Acquario con eccesso di fosforo

Un moderatore del nostro forum Acquariofilia Facile, per un errore di dosaggio con un nuovo prodotto, ha portato i fosfati a 10 mg/litro.
Per misurarlo, ha dovuto diluire il campione; nessun test raggiunge quel valore.

Gli ho consigliato personalmente di stare tranquillo, mentre tutti parlavano di “cambio d’acqua”, di “invasioni di BBA”, di “probabili cianobatteri”…
Così, se n’è andato con la famiglia senza fare nulla. Dopo una settimana è tornato, ha trovato quell’acquario con un pearling mai visto…

Myriophyllum con pearling dopo un dosaggio eccessivo di fosforo
Myriophyllum con pearling dopo un dosaggio eccessivo di fosforo

…piante in salute e nessuna traccia di alghe.
Lo ha subito fotografato, mostrandoci queste immagini per le quali lo ringrazio.

Tornando a noi… BBA e cianobatteri si sviluppano per tutta una serie di motivi; tra questi c’è anche l’eccesso di fosforo, ma da solo non basta.
Abbiamo già visto come tale elemento sia assolutamente fondamentale, per una miriade di processi biochimici; e non è affamando le piante che si combattono le alghe.

Le leggende metropolitane nascono quasi sempre dall’utilizzo di mangimi di scarsa qualità, reperibili presso i comuni supermercati e quasi tutti a base di cereali.
In caso di luce inadeguata, piante bloccate, particolari condizioni di acidità e durezza, forte presenza di ferro ed altri elementi, si ottiene un’invasione di alghe.
A quel punto facciamo un test… e diamo la colpa al fosforo!

Comunque, in caso di eccessi, abbiamo già visto che alcune specie possono dare una mano. Addirittura creando una carenza.

Note

Iil fosforo viene assorbito facilmente tra pH 6 e pH 8. Fuori da tale finestra forma sali difficili da assimilare, perché poco solubili.
Questo è uno dei motivi per cui pochissime piante vivono a valori estremi.
Esistono specie che riescono ad assorbirlo anche a pH 5.5, come la Cabomba furcata, ma si tratta di casi del tutto eccezionali.

Curiosità

In Greco, “phosphorus” significa “portatore di luce”, per via della sua infiammabilità.
E’ utilizzato per produrre fiammiferi, esplosivi e fuochi d’artificio.
Non a caso, la traduzione in Latino è “Lucifero”.

In piccolissime quantità, reagisce con l’ossigeno producendo una debole luminescenza, che nell’oscurità risulta comunque visibile.
Da questo deriva il termine “fosforescenza”.

Fosforescenza
Fosforescenza

L’Italia, in particolare la città di Bologna, ha avuto un ruolo rilevante negli studi sul fosforo, i cui massimi risultati sono stati ottenuti nel XVIII secolo.


Altri articoli della serie: “I fertilizzanti in acquario“:

Azoto – Fertilizzanti per acquario
Calcio – Fertilizzanti per acquario
Magnesio – Fertilizzanti per acquario
Ferro – Fertilizzanti per acquario
Potassio – Fertilizzanti per acquario
Zolfo – Fertilizzanti per acquario