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Ciclidi del lago Victoria, un paradiso perduto

Rusinga Island Lodge, Lake Victoria, Kenya. Ph. Ryan Harvey

 

In questo articolo andremo alla scoperta dei ciclidi del paradiso perduto del lago Victoria. Un viaggio tra le meraviglie sommerse della sua straordinaria biodiversità e le ombre ecologiche del più giovane e dimenticato dei Grandi Laghi africani.


 

In tema di ciclidi africani, l’attenzione dell’acquariofilo generalmente si concentra attorno a due grandi protagonisti: il lago Malawi e il lago Tanganiyka.

Tuttavia, a dispetto di quanto si creda, esiste un terzo grande lago che è stato trascurato per molteplici ragioni e rispetto al quale ancora oggi si sa ben poco. Un lago che rappresenta una vera meraviglia della natura per la sua unicità.

Alla fonte del più famoso fiume del mondo, il Nilo, si trova il più giovane e sconosciuto tra i grandi laghi africani: il lago Victoria, le cui meraviglie sono pari solo alla tragicità della sua storia.

Geografia

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Il lago Victoria e i suoi satelliti si trovano alla fonte del fiume Nilo, a un’altitudine di circa 1130 m sopra il livello del mare. Si estende su una superficie di circa 68.000 km², che lo rendono il più grande lago tropicale e tra i più grandi laghi d’acqua dolce del mondo. Raggiunge una profondità massima di circa 80 m (media di circa 35 m), molto meno rispetto ai due fratelli maggiori.

Sulle sue sponde, per lo più sabbiose, lungo le quali sorgevano fino a pochi anni fa lussureggianti foreste tropicali, si affacciano Kenya, Tanzania e Uganda.

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Limnologia

Si stima che il lago si sia originato tra gli 800.000 e i 500.000 anni fa da una depressione nel terreno che ha comportato la convergenza dei diversi affluenti dell’area. Nel corso della sua esistenza è stato soggetto a periodi di secca che hanno ciclicamente causato l’estinzione di tutte le specie ospitate. L’ultimo prosciugamento completo risale a circa 12.000 anni fa.

Successivamente il bacino è divenuto più stabile, pur continuando a variare considerevolmente in dimensioni e profondità. Da quel momento vi si sono stabilite popolazioni stanziali di ciclidi.

Storia

Già noto in Europa sin dal XII secolo grazie ai mercanti arabi, come la leggendaria fonte del fiume Nilo, il lago fu raggiunto per la prima volta da un esploratore europeo nel 1858: J.H. Speke, seguito poi da numerosi altri.

All’inizio del ventesimo secolo le sponde del lago erano scarsamente abitate da piccole comunità che praticavano agricoltura e pesca di sussistenza con metodi tradizionali. Ben poco è cambiato nel primo secolo coloniale. La maggior parte della costa era occupata da foreste ed estese aree acquitrinose, a tratti collegate con il lago. (John S. Balirwa and others, Biodiversity and Fishery Sustainability in the Lake Victoria Basin: An Unexpected Marriage?, BioScience, Volume 53, Issue 8, August 2003, Pages 703–715)

Caratteristiche fisiche e chimiche dell’acqua

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pH e ossigenazione

Le acque del lago Victoria si distinguono da quelle degli altri grandi laghi per alcune peculiarità. Pur avendo durezze molto basse, l’acqua tende a mantenere pH piuttosto alcalini, compresi tra 7 e 9 punti. Questa condizione è legata soprattutto all’elevato scorrimento del bacino e alla conseguente forte ossigenazione superficiale.

La combinazione tra l’elevato ricambio dell’acqua e il basso fondale ha contrastato la formazione di zone anossiche, comuni invece negli altri laghi ben più profondi. Ciò ha favorito lo sviluppo di numerose specie, specialmente piscivore, legate al fondo e alla zona centrale del lago.

Torbidità e visibilità

Altra peculiarità è l’elevata torbidità, che riduce la visibilità subacquea a meno di 8 m in condizioni normali. Questo fattore ha reso difficoltosa l’indagine scientifica, a differenza degli altri laghi famosi per la limpidezza dell’acqua. Al contempo, però, ha favorito la differenziazione nei colori dei ciclidi.

La distruzione del lago

Un quadro ancora incompleto

Quella del lago Victoria è uno degli esempi più drammatici dell’impatto che l’attività umana e il cambiamento climatico possono avere sull’ecosistema. Sebbene sin dagli anni ’90 vi sia stato un crescente interesse per le sorti del lago, le esigenze di indagine si scontrano con la quasi inesistenza di studi antecedenti.

Sostanzialmente non sappiamo quasi nulla di quale fosse la reale situazione del lago prima degli anni ’80. Quel poco che sappiamo lo possiamo desumere da una manciata di studi e dai report di pesca redatti dalle autorità coloniali. I contorni della vicenda restano oscuri e i tentativi di ricostruirne la dinamica non hanno portato a risultati determinanti. Recenti studi hanno inoltre evidenziato come la devastazione non possa essere imputata a un’unica causa, ma sia la conseguenza di più eventi concomitanti.

La Perca del Nilo

Quello che si sa per certo è che negli anni ’50 sono state immesse nel lago diverse specie alloctone, con l’intento di incrementare la redditività della pesca in una delle aree più povere del pianeta. Tra queste la famigerata Perca del Nilo (Lates niloticus), un predatore vorace che raggiunge i 2 m di lunghezza, molto rinomato per la sua carne. Si ritiene abbia contribuito all’esaurimento delle risorse ittiche locali, portando all’estinzione un numero imprecisato di specie autoctone, ciclidi e non. In particolare sono scomparse le abbondanti specie piscivore che un tempo costituivano il gruppo più presente nel lago.

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Nel medesimo periodo, la ricchezza delle risorse ittiche ha attirato un gran numero di migranti economici lungo le sponde del lago. I volumi di pesca sono cresciuti esponenzialmente, così come la pressione sulle specie autoctone. Il numero di esemplari ha iniziato a calare già dalla fine degli anni ’60. Agli inizi degli anni ’80 la popolazione di perca è esplosa, diventando la specie dominante, per poi collassare anch’essa sotto la pesca intensiva meno di un ventennio più tardi.

Inquinamento e deforestazione

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L’incremento dell’attività umana ha comportato anche l’immissione nel lago di grandi quantità di sostanze inquinanti, legate sia all’attività domestica che all’agricoltura intensiva. A ciò si è aggiunta la sistematica distruzione delle aree boschive, necessaria per soddisfare le esigenze di spazio e le richieste dell’industria. Quest’ultima consuma enormi quantità di legname per l’affumicatura della carne della perca, troppo grassa per i tradizionali processi di essiccatura.

Il conseguente aumento delle emissioni atmosferiche ha provocato un incremento del fosforo e del nitrogeno immessi nelle acque del lago. (Downing, Andrea S., et al. “Coupled Human and Natural System Dynamics as Key to the Sustainability of Lake Victoria’s Ecosystem Services.” Ecology and Society, vol. 19, no. 4, 2014.)

L’eutrofizzazione

Se il quadro non fosse ancora abbastanza deprimente, tenetevi forte perché siamo solo all’inizio.

Nel corso degli anni il lago sta subendo un processo di eutrofizzazione. Le cause probabili sono molteplici: il cambiamento climatico, la distruzione dell’equilibrio biologico e l’inquinamento chimico di origine umana. L’eutrofizzazione consiste in un aumento di nutrienti disciolti nell’acqua che provoca una fioritura incontrollata del fitoplancton. Quest’ultimo consuma ossigeno, riducendone la quantità disponibile e rendendo l’acqua inospitale per la fauna maggiore.

Il fenomeno ha causato l’insorgenza di vaste zone anossiche prima assenti e la scomparsa delle specie che le abitavano, già messe a dura prova dalla perca del Nilo. Ad oggi si ritiene che le acque siano inabitabili dalla fauna ittica maggiore al di sotto dei 40 m di profondità. Vi sono però evidenze di zone anossiche anche in aree litoranee a profondità ben minori.

Tutto questo ha indirettamente causato un’esplosione della popolazione di Caridina nilotica, prima solo marginalmente presente. Occupando le zone anossiche ormai prive di predatori, si è moltiplicata incontrollabilmente.

Il giacinto d’acqua

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Ove tutto ciò non fosse sufficiente, alla fine degli anni ’80 l’accidentale introduzione del giacinto d’acqua ha ulteriormente aggravato la situazione. Individuato nel bacino del lago Victoria nel 1989, il giacinto ha approfittato della forte disponibilità di nutrienti e dell’assenza di competitori. La sua espansione è stata sorprendente: nel 1995 circa l’80% della costa ugandese, 2200 ettari più o meno, era occupato dai giacinti.

L’impatto è stato enorme. Le piante si incastravano nelle eliche dei motori, impedivano l’uso delle reti da pesca e riducevano la capacità delle comunità locali di approvvigionarsi di acqua, causando inquinamento e malattie. La nota positiva è che almeno questa crisi sembra risolta: massicci interventi delle autorità locali e di organizzazioni internazionali hanno permesso di eradicare completamente il giacinto.

Il bilancio

Ad oggi si stima che questi eventi abbiano causato l’estinzione di circa 200 specie di Haplochromine endemiche, il 40% di quelle presenti prima del 1950, oltre a innumerevoli non ciclidi. Molti dei ciclidi del lago Victoria sopravvissuti continuano ad esistere solo nelle vasche degli appassionati che in tutto il mondo si sono fatti carico della loro conservazione.

I ciclidi del lago Victoria: pesci e allevamento in acquario

Origine e varietà

Si ritiene che il lago Victoria fosse la dimora di circa 500-600 specie endemiche di Haplochromine, la stragrande maggioranza ancora non descritte scientificamente.

Ad oggi non è chiaro quali siano le origini di questa incredibile varietà. Il fatto è ancor più sorprendente alla luce delle ricerche che sembrano confermare l’origine monofiletica delle specie presenti, cioè risalenti a un unico antenato comune.

Questo aspetto va tenuto in forte considerazione. La stretta parentela tra le varie specie e la speciazione relativamente recente si traducono nella facilità con cui possono ibridarsi. Il rischio è particolarmente alto in cattività, dove la convivenza forzata tra gruppi che in natura non verrebbero mai in contatto è spesso causa di incroci indesiderati.

Classificazione

Sebbene la suddivisione non sia unanime, secondo Seehausen i ciclidi vittoriani si possono raggruppare in 16 sottogruppi, detti gruppi trofici, in base alle abitudini alimentari. Ogni specie è pressoché un discorso a sé: diverse popolazioni hanno spesso esigenze assai differenti. Non è quindi possibile proporre un allestimento tipo adatto a tutte.

Altra autorevole opinione ritiene valida la classificazione “ufficiosa” dei pescatori locali, che individuano tre gruppi: Furu, comprendente tutti gli haplochromini; Komanga, che include gli Astatochromini; e Sato, che indica gli Oreochromini.

I Furu, l’unico gruppo di nostro interesse, si dividono a loro volta in: Mgobe-gobe, i piscivori predatori dei generi Harpagochromis e Prognathochromis; gli Mbipi, abitanti delle zone rocciose equiparabili agli mbuna del Malawi; e i generici furu, tutti gli altri, raggruppati senza un nome specifico.

Le specie in commercio

Quello che segue è un breve sunto delle specie di maggiore rilevanza reperibili in commercio dal lago Victoria e dai suoi satelliti. Non vuole essere una guida, ma una panoramica per chi si avvicina per la prima volta a questo lago e cerca un orientamento.

Pundamilia nyererei

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Forse il pesce più rappresentativo tra i vittoriani, è diffuso lungo le sponde meridionali del lago dove occupa zone rocciose e poco profonde. Le femmine sono di colore grigio scuro e piuttosto anonime. I maschi, al contrario, sfoggiano colori sgargianti che non temono confronti. Esistono diverse popolazioni lungo le coste e nelle isole, spesso isolate tra loro, con livree che variano considerevolmente.

È una specie tra le più aggressive e facilmente ibridabile. Si consiglia l’allevamento in monospecifico, con rocce che occupino la parete posteriore della vasca in tutta la sua altezza offrendo numerosi anfratti alle femmine. Il maschio occupa un territorio di circa un metro di diametro e lo difende ferocemente. Nella maggior parte delle vasche domestiche è sconsigliato avere più di un maschio, abbinato a un harem di almeno tre femmine.

Gli esemplari in commercio provengono per lo più da allevatori o privati. Accettano mangime secco per ciclidi senza problemi. Trattandosi di una specie onnivora, è consigliabile integrare con cibo vivo o congelato con moderazione.

Paralabidochromis sauvagei (Rock Kribensis)

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A lungo confuso con Ptyochromis fisheri, nel 2008 è stato definitivamente descritto da Seehausen. In commercio può ancora comparire come P. fisheri o Haplochromis sauvagei. Abita zone riparate non lontano dal fondale sabbioso, tra ammassi rocciosi o vegetazione folta, a profondità non superiori ai 5 metri. Pur essendo onnivoro, si nutre prevalentemente di chiocciole.

I maschi presentano colori differenti a seconda della provenienza. Nel nord del lago sono azzurri con striature color rame. Nelle popolazioni meridionali la livrea vira verso il giallo e il rosso. Le femmine sono grigie e poco appariscenti.

È un pesce relativamente pacifico, buon compagno di vasca purché gli si garantiscano ripari adeguati e una zona sabbiosa dove grufolare in cerca di crostacei e molluschi.

Astatotilapia latifasciata

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Tra le specie più note sul mercato, è stata in realtà individuata per la prima volta nel lago Nawampassa, un satellite del Victoria di circa 1 km² per 3 m di profondità, quasi interamente invaso da papiri. Popolazioni sono state trovate anche in altri bacini minori, in particolare nel lago Kyoga, dove oggi si ritiene estinta. Non è chiaro se sia presente nel Victoria stesso, dato che viene spesso confusa con Haplochromis (Zebra) obliquidens.

In commercio si trovano quasi esclusivamente esemplari riprodotti in cattività, riconducibili alla popolazione del Nawampassa. È un ciclide pacifico, non facilmente ibridabile con le specie più comuni. Entrambi i sessi presentano la medesima livrea striata dai colori accesi, il che lo ha reso popolare come specie secondaria nelle vasche vittoriane.

Si consiglia l’allevamento in harem con un maschio e almeno tre femmine, in vasche ricche di nascondigli e con abbondante vegetazione.

Astatotilapia aeneocolor

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Specie non strettamente vittoriana, è endemica dei laghi satelliti Edward e George. Si trova presso le sponde, nascosta tra i papiri. Si nutre di alghe e detriti vegetali che bruca dal fondale e raramente si allontana dalle zone riparate.

Anche se di taglia ridotta, i maschi possono essere piuttosto aggressivi tra loro e verso gli intrusi. Se ne sconsiglia la convivenza con specie pacifiche o troppo piccole. Altrettanto sconsigliata è la convivenza con specie molto aggressive: l’A. aeneocolor non si lascia scoraggiare e le dispute territoriali sono garantite.

Il consiglio è di allevare questa specie in monospecifico con un maschio e almeno 3 femmine, in una vasca spaziosa e ricca di ripari.

Haplochromis CH 44

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Famigerato per la bellezza e l’aggressività, l’Haplochromis CH 44, noto come “thick skin”, è un insettivoro della sponda kenyota del lago Victoria. Razzola i fondali sabbiosi in cerca di insetti e larve. Data l’estrema aggressività, se ne consiglia l’allevamento solo in vasche grandi con un maschio e 3-4 femmine.

A decretare il successo di questa specie sono le affascinanti livree. I maschi, prevalentemente gialli con striature scure e pinne azzurre, blu, arancio e rosse, si colorano già dopo poche settimane di vita. L’intensità varia con la maturità e il periodo riproduttivo.

Anche le femmine sono di colore giallo intenso, con bande verticali scure meno evidenti ma visibili durante la riproduzione. Questo le rende più accattivanti rispetto a molte altre specie dove le femmine sono di un anonimo grigio o bruno.

Ptyochromis sp. “salmon” (Hippo Point Salmon)

Originaria di Hippo Point, lungo la costa del Kenya, questo ciclide dal colore rosato si aggira sui fondali sabbiosi dove caccia chiocciole e piccoli crostacei. Il maschio sfoggia una livrea rosa che sfuma nel giallo fino alla coda, dove raggiunge le sfumature del verde. Le femmine sono poco appariscenti e di colore bruno.

È una specie piuttosto pacifica, sebbene i maschi possano essere poco tolleranti tra loro. Subisce molto l’irruenza dei compagni di vasca: i maschi stressati assumono un atteggiamento schivo e la livrea perde intensità.

Si consiglia di allevarli in vasche dedicate o con compagni pacifici che non occupino la stessa zona. Servono ampie aree sabbiose e qualche nascondiglio per le femmine incubanti.

Platytaeniodus degeni

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Platytaeniodus degeni, noto anche come Haplochromis degeni, è endemico del lago Victoria. Fino a poco tempo fa si riteneva estinto in natura, ma recenti avvistamenti suggeriscono che piccoli gruppi siano sopravvissuti nelle zone meno accessibili. Abita fondali sabbiosi e melmosi dove preda molluschi, crostacei e larve. Proprio questo habitat lo ha esposto alla predazione della perca del Nilo, tra i fattori principali della sua scomparsa.

La livrea dei maschi è meno vistosa rispetto ad altri ciclidi: sfumature tenui di arancio e giallo, con una striscia scura lungo il corpo. Le femmine sono grigio bluastre. È un pesce pacifico, ideale come compagno di vasca per specie non aggressive o territoriali.

Zebra obliquidens

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Spesso confuso con Astatotilapia latifasciata, abita i bassi fondali del lago Victoria e dell’alto corso del Nilo. Si trova in prossimità di vegetazione palustre, ammassi rocciosi o strutture come moli, dove abbondano le diatomee di cui si nutre. Occasionalmente non disdegna larve o insetti adulti.

È poco diffuso in commercio e spesso venduto erroneamente come A. latifasciata. Non si sa molto sul suo allevamento in acquario. Si rimanda ai suggerimenti per A. latifasciata, con la raccomandazione di verificare la provenienza degli esemplari prima dell’acquisto.

Consigli generali sulla vasca

In generale si consiglia una vasca con lato lungo non inferiore al metro, quindi almeno 160 litri. Questa misura è sufficiente per un harem monospecifico di un maschio e almeno 3 femmine. Sono indispensabili abbondanti nascondigli per le femmine e gli eventuali maschi sottomessi.

Per ospitare più specie serve una vasca molto più grande, almeno sul metro e mezzo. I maschi in cattività manifestano forte aggressività sia intraspecifica che extraspecifica: lo spazio ridotto impedisce agli individui sottomessi di allontanarsi dal territorio del dominante.

Ambiente e allestimento

La vegetazione acquatica

L’ambiente del lago Victoria è assai variegato. Questa varietà ha contribuito, secondo gli studiosi, all’enorme differenziazione dei ciclidi ospitati.

Le condizioni chimiche dell’acqua sono meno estreme rispetto agli altri due Grandi Laghi. Il lago ospita una discreta quantità di vegetazione acquatica, soprattutto nei bassi fondali limacciosi: VallisneriaCeratophyllum e Najas tra le più diffuse. In ambiente domestico sono ottime candidate anche BolbitisMicrosorium e Anubias. Piante resistenti e poco esigenti sono sempre consigliabili con ciclidi irruenti.

Ambienti riproducibili in acquario

Il lago presenta una ragguardevole varietà di ambienti, ma non tutti si prestano alla riproduzione in vasca.

Molto famose sono le vaste foreste di papiro (Cyperus papyrus) lungo tutta la costa. Creano un habitat particolare che offre riparo a molteplici specie e può ispirare allestimenti shallow in acquario.

Da citare anche i fondali bassi e limacciosi che sconfinano nelle aree paludose, collegamento tra il bacino principale e i satelliti. Sono zone ricche di vegetazione sommersa dove le radici degli alberi offrivano riparo a moltissime specie.

Di grande interesse sono poi le pareti rocciose di alcuni tratti di costa, tipiche soprattutto delle isole. L’allestimento è simile a quello per Mbuna del Malawi, con l’accortezza di non usare rocce calcaree per non alzare le durezze. I pesci sono comunque piuttosto tolleranti.

L’allestimento di ogni vasca va valutato singolarmente, in base a dimensioni e ospiti previsti. Non esiste una ricetta universale. Per un supporto personalizzato, il forum è sempre a vostra disposizione.

Fonti

Ole Seehausen, Lake Victoria Rock Cichlids, taxonomy, ecology and distribution, 1996.
John S. Balirwa et al., “Biodiversity and Fishery Sustainability in the Lake Victoria Basin: An Unexpected Marriage?”, BioScience, Volume 53, Issue 8, August 2003, pp. 703–715.
John Stephen Balirwa, Lake Victoria wetlands and the ecology of the Nile Tilapia, Oreochromis Niloticus Linné, 1998.
Ole Seehausen, N. Bouton, “The community of rock dwelling cichlids in Lake Victoria”, Bonner Zoologische Beiträge, 47(3-4), pp. 301-311, Zoologisches Forschungsmuseum Alexander Koenig, 1998.
J.C. Van Rijssel, R.E. Hecky, M.A. Kishe-Machumu et al., “Changing ecology of Lake Victoria cichlids and their environment: evidence from C13 and N15 analyses”, Hydrobiologia 791, pp. 175–191, 2017.
Betsy Towner Levine, “Cichlid Extinction in Lake Victoria Due to Specialized Jaw”, 2016.
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Jacco C. van Rijssel, Florian N. Moser, Salome Mwaiko, Ole Seehausen, “Strong species structure but weak geographical structure in demersal Lake Victoria cichlids”, dicembre 2022.
Andrea S. Downing, E.H. van Nes, J.S. Balirwa et al., “Coupled human and natural system dynamics as key to the sustainability of Lake Victoria’s ecosystem services”, Ecology and Society, Vol. 19, No. 4, 31, 2014.
Stanley Karuga, Richard Abila, Muli Musinga, Richard Asiaho, Lake Victoria fish sub-sector study, 2003.
Sixtus Kayombo, Sven Erik Jorgensen, Lake Victoria: Experience and Lessons Learned Brief (Lake Basin Management Initiative), 2005.
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Andrea Downing, “Trading off Nile perch futures: East Africa’s Lake Victoria faces immediate problems. The solutions lie in long-term perspectives”.

Ringraziamenti

Se siete arrivati fino a qui, vi ringrazio per la pazienza e per l’interesse verso un lago che meriterebbe molta più attenzione di quanta gliene venga riservata.

Spero che questo articolo possa aver acceso un po’ di curiosità e, perché no, convinti a dedicare una vasca a questi straordinari ciclidi che, oggi più che mai, hanno bisogno di appassionati disposti a prendersene cura.

Per qualsiasi domanda, dubbio o semplicemente per condividere la vostra esperienza, vi aspetto sul forum di Acquariofilia Facile: saremo felici di darvi una mano!

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